ArteTeca – Almost home: The Rosa Parks House Project

Sarà visitabile liberamente fino al 6 gennaio 2021 nel cortile d’onore del Palazzo Reale di Napoli l’iconica casa di Rosa Parks, celebre attivista per il riconoscimento dei diritti civili afroamericani, che passò alla storia in seguito al rifiuto di cedere il proprio posto ad un bianco su un autobus.

L’abitazione simbolo della rivolta non violenta era stata acquistata dalla nipote della donna, che non potendo occuparsi economicamente di manutenzione e valorizzazione, decise a sua volta di donarla all’artista statunitense Ryan Mendoza, autore di un recupero allo stesso tempo di significante e significato, del contenitore e del senso ultimo della lotta, racchiuso tra quelle fatiscenti pareti. L’esposizione sarà accompagnata da una colonna sonora che si ripeterà ossessivamente, intitolata “8:46”, e che dura esattamente 8 minuti e 46 secondi, ossia il tempo della morte di George Floyd. L’uomo, ucciso dagli agenti della polizia di Minneapolis il 25 maggio del 2020, è la riprova che i riflettori sulla questione razziale non possono ancora essere spenti.

Almost Home – The Rosa Parks House Project, è un progetto a cura della Fondazione Morra Greco e portato in Italia dal Mendoza, che nel 2016 decise di prelevare fisicamente la storica abitazione ormai da anni abbandonata al degrado e di rimontarla nel giardino della propria casa a Berlino prima, al Providence WaterFire Arts Center poi, per approdare infine a Napoli, nel settembre 2020.

“I membri della famiglia di Rosa Parks sono venuti da me e mi hanno chiesto di salvare la casa in cui Rosa viveva nel 1957”, spiega Mendoza. “Era una casa sulla lista delle demolizioni, una casa che il governo americano era pronto a demolire. E la famiglia Parks ha pagato 500 dollari per salvare la casa dalla demolizione, e – dopo aver chiesto a 25 diverse istituzioni – mi hanno chiesto se sarei stato disposto ad aiutare a salvare la casa. E io, naturalmente, ho detto sì. Questa casa racconta davvero la storia del perché la gente in America è così arrabbiata – continua l’artista – è la memoria di quello che diremo ai nostri figli. Come considereremo la memoria e la storia? Questa casa è stata considerata spazzatura dal governo americano. È questo il modo in cui vogliamo andare avanti?”

È un misto di memoria storica, consapevolezza civica e recupero identitario il lavoro di ricerca che Ryan Mendoza mette in piede sin dal 2016 e che senza sosta porta in giro per il mondo da allora, nello spirito di un’agognata enorme mobilitazione sul tema. Ancora cocente è il problema del razzismo in America e ancora troppo poco urgente è invece nel resto del mondo.

Il progetto, che sceglie come sede la poliedrica Napoli, si estende in due direzioni: oltre all’intervento nel cortile d’onore di Palazzo Reale, l’artista mette su una personale negli spazi dell’ex Lanificio Borbonico di fianco  a Porta Capuana, dove il gallerista Luigi Solito già ormai da qualche anno, sta costruendo uno spazio di ricerca culturale in senso lato, un vero e proprio salotto delle arti aperto alla sperimentazione in ambiti anche diametralmente opposti. La mostra, curata da Maria Chiara Valacchi, sembra dialogare con la casa trapiantata nel cuore di Napoli, ma anche con l’America dell’oblio e del degrado, quella in cui il fenomeno della discriminazione razziale ha potuto trovare terreno fertile per crescere e prosperare, quella in cui il silenzio e il vuoto ideologico hanno dato vita a mostri ancora in vita.

“La mia pittura è l’America” afferma laconico il Mendoza, accompagnandoci in un percorso espositivo complesso, che gioca su più livelli percettivi: passando sotto il freddo sguardo di figure apparentemente reali ci si trova ad interrogarsi sulla loro umanità. È una sorta di bestiario moderno, dove i simboli di una società ormai vuota e senz’anima, sembrano divenire solo segni grafici, contenitori di qualcosa che è stato e non potrà più essere. E così l’America, svuotata e resa prodotto di se stessa, dovrà ritrovare il proprio “significato” per far si che l’intero sistema paese non si perda dietro lo sfoggio di vuote manie di grandezza. È una carrellata di idee e fotogrammi nati dall’immaginazione dell’artista, che in quelle forme, in quei colori, vede la possibilità di un recupero della memoria storica e dell’identità persa.

Almost Home è la risposta a delle domande che l’artista continua a porsi nel suo lavoro e che sembra voler estendere al suo pubblico innescando una sorta di collettiva presa di coscienza: se non ora, quando? Se non io, chi?

Una sarta, una madre, una moglie: era donna semplice Rosa Parks, eppure non ebbe incertezze nello scegliere da che parte stare. Dalla parte giusta della Storia si pose la nostra donna coraggio, dando vita a un’irrefrenabile onda di cambiamento che ancora oggi fatica ad arrestarsi, nonostante i numerosi tentativi di metterla a tacere. È la voce di una donna giusta quella che raccoglie Mendoza nel suo intervento “site specific” a Palazzo Reale, che continua a parlarci attraverso le assi consunte della sua vecchia casa fatiscente. Tutto questo accedeva a Montgomery, in Alabama ed era il 1° dicembre del 1955. Viviamo quel primo dicembre tutti i giorni in cui combattiamo per un diritto negato, alziamo la voce per aiutare chi non ce l’ha una voce, evitiamo di voltarci dall’altra parte. Rosa ci invita a vivere ogni giorno quell’epifania di libertà che la trovò pronta quella mattina di ritorno dal lavoro, ci invita a scegliere di essere la versione migliore di noi stessi e lo fa mostrandoci che il mondo non ha bisogno di eroi, ma solo di normalissimi esseri umani, capaci di dire “NO”.

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Annarita Liguori

Nata a Gragnano, da sempre ho prediletto interessi artistici e letterari, intraprendendo studi classici negli anni della formazione liceale. Ho conseguito la Laurea triennale in Archeologia e Storia delle Arti all'Università di Napoli Federico II e la Laurea Magistrale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Oggi vivo e lavoro a Milano presso alcune realtà espositive del panorama artistico contemporaneo.

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