ArteTeca – Caravaggio e le Sette Opere di Misericordia

CaravaggioChe dolce suono ha la parola “approdo”: è il consolante arrivo a una riva sicura. Ma la parola “proda”, nella sua origine latina, ha un significato estensivo che apre a uno spazio di riflessione importante: la proda è la meta, ma è anche il limite, il ciglio da cui ci si sporge per cercare altro, per vivere “l’altrove”.

La proda è la linea che separa il mondo conosciuto dall’inesplorato, è lo spartiacque tra un al di là e un al di qua.

C’è chi decide di affrontare con fibrillazione il viaggio come scoperta, chi si lascia atterrire dalla paura dell’ignoto e chi sceglie di vivere una vita al limite, in bilico, a metà tra il dover vivere nei percorsi già battuti e il voler credere che il nuovo sia l’unica via possibile di salvezza.

E vivere in bilico è la specialità di Michelangelo Merisi da Caravaggio, equilibrista tra l’essere e il dover essere, tra la brama di proseguire il suo continuo e inarrestabile viaggio nella conoscenza e la necessità di rimanere negli schemi prestabiliti per poter sopravvivere in un mondo sentito come ostile.

Caravaggio pellegrino, Caravaggio pioniere, Caravaggio scopritore di mondi interiori e piani spirituali: tutto questo e molto di più è il Merisi che approda a Napoli. La grande capitale del meridione è il suo porto sicuro dopo l’ultima grande accusa d’omicidio ai danni di Ranuccio Tomassoni: qui non ha alcuna pendenza giudiziaria e la sua fama è già grande.

Sulle strade del centro si affacciano chiese e palazzi, mostri urbani che turbano e creano deformazioni della visione: agli occhi dell’artista tutto questo si presenta come un enorme palcoscenico fatto di strade oscurate, attraversato da drammatici fasci di luce e animato dal vociare costante di umanità diverse e complesse.

Le vie del mare fanno della città un potente crocevia di culture e il contatto con tutto il Mediterraneo occidentale fa sì che tantissime influenze confluiscano nelle sue opere napoletane. I nobili committenti fanno a gara per accaparrarsi le mani dell’artista sin da subito: il Pio Monte della Misericordia, un’istituzione caritatevole di origine aristocratica, gli commissiona la monumentale opera sulle sette opere di misericordia corporale.

L’opera campeggia sull’altare centrale di una cappella ottagonale e si apre agli occhi dei visitatori come una visione mistica “disturbante”: non c’è ordine temporale, spaziale o logico nella lettura degli episodi; la luce della grazia scende e colpisce con violenza il caos dell’esistenza umana.

Al centro della scena, proprio lui, il viaggio: due pellegrini, individuabili dalla conchiglia simbolo del cammino a Compostela, chiedono indicazioni per continuare ad andare; alle loro spalle, i piedi di un cadavere, che mostrano nel loro abbandono, la fine del viaggio.

Nella vita di Caravaggio il viaggio fisico è sempre stato in parallelo anche viaggio spirituale: le sue peregrinazioni lo hanno momentaneamente fatto sostare a Napoli, ma la sua anima in tormento continua a viaggiare attraverso le sue opere, alla ricerca esasperata della salvezza.

Le sette opere di misericordia non sono il manuale del buon cristiano, come molti hanno voluto vederlo nella storia: sono il percorso espiatorio di un uomo devastato dalle contraddizioni del mondo, l’inizio di un viaggio interiore che lo porta ad esporre la sua natura ferina, ma anche il lacerante bisogno del perdono di Dio.

Questo percorso non rimane nella tela, esce fuori, straborda dagli argini e ci investe, ci interroga, ci mette a nudo. Siamo chiamati a intraprendere quel viaggio, volenti o nolenti: perché Caravaggio non ti chiede di attraversare il limitare delle tue paure, ma ti trascina nel baratro con lui, in quel vortice di ricerca di sé, di Dio, della verità. Una volta ricevuto “il mandato” non puoi più tirarti indietro: esci da quella cappella, respira e ricomincia ad andare.

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Annarita Liguori

Nata a Gragnano, da sempre ho prediletto interessi artistici e letterari, intraprendendo studi classici negli anni della formazione liceale. Ho conseguito la Laurea triennale in Archeologia e Storia delle Arti all'Università di Napoli Federico II e la Laurea Magistrale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Oggi vivo e lavoro a Milano presso alcune realtà espositive del panorama artistico contemporaneo.

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