ArteTeca – La Pietà di Michelangelo: dentro l’opera

Michelangelo PietàAveva solo 22 anni il giovane Michelangelo Buonarroti quando la commissione per la celeberrima Pietà Vaticana lo raggiunse a Firenze: era appena uscito dalla bottega del Ghirlandaio pieno di speranze nel futuro e sogni di grandezza. Una “Vergine con il figlio in braccio” fu l’esplicita richiesta dal cardinale Jean Bilhères de Lagraulas che volle la mano di quella fulgida promessa della scultura per donare un’opera monumentale alla comunità francese a Roma, riunitasi intorno alla Rotonda di Santa Petronilla, chiesa adiacente al transetto della vecchia Basilica di San Pietro.

L’opera trovò la sua attuale collocazione nella prima cappella a destra della navata principale, solo nel XVIII secolo, divenendo una sorta di pilastro portante nell’immagine della Basilica Madre della cristianità, una potentissima icona per la cultura dei secoli a venire. È un’iconografia insolita nel panorama artistico italiano quella richiesta al giovane scultore, che non si fa trovare impreparato: realizza una Passione, ma la rivisita, la rivive e in qualche modo la ricrea sotto una nuova veste che farà storia.

È una visione umana quella dei Vesperbild tedeschi, i modelli scultorei a cui l’artista strizza l’occhio senza mai cadere nell’imitazione, che vede un corpo morto giacere tra le braccia di una madre addolorata. Ma è una lettura limitata e limitante per un occhio visionario come quello del Buonarroti, che nell’incontro delle umane carni vede già l’altrove: la sua Passione è tutt’altro che terrena.

La bella Vergine, dalla pelle purissima e incorrotta dal tempo, e il dolce figlio, placidamente riposto sulle sue ginocchia, come dormiente, ci accolgono dall’alto di un piedistallo che è un vero e proprio palcoscenico: è in atto la rappresentazione di un dolore che trascende l’umana comprensione. Il corpo di Cristo, in un’inedita perfezione d’ispirazione classicista, non è dilaniato dal dolore, non mostra, se non accennate, le piaghe del supplizio subito. È bello, questo Cristo. Ha un volto quasi glabro, ha tratti armonici e una bellezza delicata. Ci si intenerisce a guardare il suo sonno, non ci si strugge ad immaginare il suo dolore.

Una trama di vene apparentemente pulsanti attraversa il corpo esanime, suggerendo una vitalità nuova e prefigurando la resurrezione. Il foro del chiodo, così discreto e quasi insignificante, poco intende raccontare dell’inaudita violenza subita. Maria invece, colta in un’eterna gioventù dello spirito, è “figlia del suo figlio”: lo tiene con dolcezza di madre, pur essendo consapevole che quell’entità non è mai stata veramente sua creatura.

La Vergine ci offre il Cristo con dolente rassegnazione e con voce muta sembra sussurrare: “Ecco a voi l’Agnello di Dio. Tutto è compiuto.” Michelangelo sceglie l’episodio più terreno di tutta la narrazione evangelica e lo sottrae alle leggi della natura e del mondo, lo epura dalle sofferenze e lo traspone in una dimensione divina. Così il dolore si trasfigura, diventa espressione del divino e la passione, l’immagine di una verità teologica: la salvezza è qui, davanti ai nostri occhi, nella bellezza amara della sofferenza di questa madre e di questo figlio morente.

La divina passione dei due ci solleva dal peso del peccato e ci concede il privilegio di essere uomini, di vivere la carnalità delle nostre passioni e delle nostre sofferenze. Michelangelo sembra ammonirci: viviamo bene le “cose del mondo”, nel mondo, perché è tutto ciò che abbiamo.

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Annarita Liguori

Nata a Gragnano, da sempre ho prediletto interessi artistici e letterari, intraprendendo studi classici negli anni della formazione liceale. Ho conseguito la Laurea triennale in Archeologia e Storia delle Arti all'Università di Napoli Federico II e la Laurea Magistrale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Oggi vivo e lavoro a Milano presso alcune realtà espositive del panorama artistico contemporaneo.

2 pensieri riguardo “ArteTeca – La Pietà di Michelangelo: dentro l’opera

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    02/01/2021 in 19:32
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    Bellissima questa lettura della Pietà…..vista con tanta serenità….

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