ArteTeca – Michelangelo Merisi da Caravaggio: l’uomo dietro il mito

“Che cosa significasse per il Caravaggio l’incontro con la immensa capitale meridionale, più classicamente antica di Roma stessa, e insieme spagnolesca e orientale […]; un’immersione entro una realtà quotidiana violenta e mimica, disperatamente popolare”.
Roberto Longhi

Non è possibile pensare di approcciarsi ad un percorso di riscoperta dell’opera caravaggesca prescindendo dagli studi, ancora oggi insuperati, condotti da Roberto Longhi, il critico d’arte per eccellenza, probabilmente il vero “inventor” (nel significato latino di scopritore) della mirabolante vita dell’artista e l’occhio visionario che colse, in tempi lontani dall’attuale euforia, la forza impattante della pittura di Michelangelo Merisi.

In soli trentanove anni di vita, vissuta tra i tormenti di un animo inquieto e l’irrequietezza di un carattere saturnino, Caravaggio diviene regista e attore di un’intensa poetica pittorica, che unisce alla tecnica appresa dalla scuola lombarda, l’esperienza del colore veneto e a una religiosità anticonformista, i segni di una vita violenta. Un tripudio di storie di vocazioni e martirii affollano gli arditi racconti visivi del pittore, una teoria di santi che trascina spoglie terrene fatte di carne e peccato: vite straordinarie vissute nelle forme dell’ordinario.

Fondamentale e imprescindibile nello studio della parabola dell’artista è il soggiorno a Roma, nell’ultimo decennio del Cinquecento: fu accolto da alcune delle famiglie più in vista dell’aristocrazia cittadina, che ebbero nella sua breve esistenza, un ruolo non solo da mecenati, ma anche da protettori. Nelle turbolente vicende di vita che il Merisi si troverà ad affrontare, il supporto della fitta rete di nobili sostenitori sarà fondamentale al fine di evitare il carcere e di continuare a produrre e creare senza la martellante preoccupazione del suo sostentamento.

I Mattei, Vincenzo Giustiniani, i cardinali Francesco Maria Del Monte, Scipione Borghese, Maffeo Barberini, mecenati che riconoscono la grandezza pittorica, ma rifiutano e disprezzano il temperamento acceso e violento del pittore lombardo, motivo dei numerosi problemi subiti in vita dall’artista.

In ordine da sinistra: Le Sette Opere di Misericordia, La Flagellazione, Il Martirio d Sant’Orsola

Nell’Urbe, il pictor praestantissimus esegue opere capitali di carattere sacro e profano come BaccoNarciso, la Maddalena penitente, la Madonna dei Palafrenieri ed ottiene la prima commissione pubblica per decorare, la Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi con il trittico dedicato alle storie di San Matteo.

Era già fortemente diffusa la fama dell’artista nella capitale meridionale, quando in fuga dalla giustizia, giunse per la prima volta a Napoli nel 1606: modelli, litografie e disegni giravano già da anni e l’arrivo del maestro fu un evento spartiacque per la vita culturale partenopea, che ritrovò in questo incontro nuova vita e fermento.

È il primo periodo napoletano che apre il Caravaggio alla scoperta della cultura meridionale, conoscenza che si completerà con i soggiorni a Malta, in Sicilia e poi di nuovo a Napoli; sono gli anni in cui un’accresciuta angoscia religiosa si traduce in monumentali “notturni”, fotogrammi tetri di vite vissute nel tormento, spesso foriere di un accenno autobiografico.

In una inconsueta chiave di lettura e con una luminosità fatta di contrasti, tornano alla luce temi in realtà noti, quasi tradizionali: il tema della Verità, della Natura, dello         Spazio e soprattutto della Luce. Il luminismo caravaggesco non conosce spazi intermedi, non conosce stasi e momenti di latenza: dove non è luce, è assenza di luce, è buio pesto, è vuoto incolmabile. La luce diventa metafora non solo di uno stato d’animo personale, ma di una condizione spirituale condivisa da molti in quegli anni tormentati dalla Controriforma e dall’Inquisizione.

La mano del Merisi darà vita in questi anni ad alcune delle più cupe e splendide opere della sua carriera artistica: le Sette Opere di Misericordia, il Martirio di Sant’Orsola, la Sepoltura di Santa Lucia, la Decollazione di San Giovanni Battista. È un percorso in crescendo verso una pittura tenebrista che sconvolge le gerarchie, mettendo in discussione lo strapotere della forma rinascimentale e rende il colore non più capofila nella narrazione, ma umile seguace della luce.

Il dramma della Storia, che è poi dramma dell’Uomo, è servito in forme inattese e sorprendenti: c’è l’ansia religiosa, il tormento del 600 controriformato, ma anche il dolore di un fuggitivo condannato che teme la morte, e la sfugge, la inganna e la esorcizza attraverso l’arma della pittura.

Anche capolavori assoluti come Davide con la testa di Golia e San Giovanni Battista altro non sono che mute richieste d’aiuto, un’estrema invocazione d’aiuto destinata a Scipione Borghese affinchè potesse intercedere presso il pontefice per ottenere l’annullamento della pena. È forse nell’estrema sofferenza, fisica e mentale degli ultimi giorni di vita, che l’essenza del Merisi viene fuori prepotentemente: quasi un istinto animale, ferino, che lo rode dentro, ma fa ardere la fiaccola dell’ingegno fino alle ultime più drammatiche composizioni.

Le sue ultime opere giungeranno a Roma prive dell’autore, finito a Porto Ercole da un’infezione intestinale non curata, morì il 18 luglio del 1610, nel tentativo di implorare la grazia da papa Paolo V. Arriverà quello sconto di pena, solo post mortem, quasi a voler sollevare quell’anima inquieta, anche dopo la morte, dal terrore di un destino infernale. Muore quel giorno uno degli spiriti più dannati della pittura Italiana, creando inconsapevolmente un certo alone di mistero e fascino attorno alla sua figura che per secoli ne avrebbe alimentato il mito, spesso sacrificando gli studi scientifici relativi alla sua maniera pittorica, ma consegnandolo allo stesso tempo alla memoria eterna.

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Annarita Liguori

Nata a Gragnano, da sempre ho prediletto interessi artistici e letterari, intraprendendo studi classici negli anni della formazione liceale. Ho conseguito la Laurea triennale in Archeologia e Storia delle Arti all'Università di Napoli Federico II e la Laurea Magistrale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Oggi vivo e lavoro a Milano presso alcune realtà espositive del panorama artistico contemporaneo.

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