Capitale della cultura 2022: la bellezza salverà Castellammare di Stabia?

«La lotta mi ha reso lottatore. Dicendo lotta intendo parlare, si capisce, non di quella greco romana che fa bene ai muscoli e stimola l’appetito, ma di quella sorda, quotidiana, spietata, implacabile che ogni giorno si è costretti a sostenere. E la mia vita fu tutta una lotta: lotta per il passato, lotta per il presente, lotta per l’avvenire.»

Raffaele Viviani, Dalla vita alle scene

C’è qualcosa di familiare, che avvicina alla vita moderna, nelle parole che il Viviani pronunciava nell’ormai secolo scorso a proposito della sua carriera attoriale e della difficoltà di confrontarsi con il difficile mondo dello show business dell’epoca. L’attore e commediografo, di origini stabiesi, racconta della sua personale lotta quotidiana con la vita, una battaglia impari e variegata, che lo porta a convivere costantemente nell’attesa della prossima e inesorabile sciagura.

La melanconia nelle parole dell’artista (è bene definirlo tale) sembra quasi di risentirla nelle sue opere come un dolce accompagnamento musicale, una cornice che abbraccia i significati, li accompagna, li spiega a un pubblico già connesso a lui tramite un’innata e genuina mestizia. È la peculiarità di un intero popolo che viene fuori dal suo operato, la capacità di vivere tra le avversità rimanendo in piedi, di contrastare il degrado opponendo il sogno della bellezza. Non solo caratteristica comune individuabile nel temperamento degli stabiesi, ma atteggiamento eretto a sistema, un approccio combattivo ai problemi dell’esistenza e di una realtà sociale complessa che rende lo stabiese esempio perfetto di resilienza.

È proprio partendo da questa convinzione che nascono e sono nate, alcune inaspettate iniziative culturali sul nostro territorio, come la creazione di una super commissione formata da 59 nomi noti del mondo della cultura, della politica e della giustizia al fine di suffragare la candidatura a Capitale della Cultura 2022, grazie all’ausilio di un dossier celebrativo delle bellezze offerte dalla città delle acque.

Definita così già da Plinio il Vecchio, che esterrefatto dalle proprietà curative delle ben 28 fonti (ad oggi, del tutto inutilizzate) naturali provenienti dalle pendici del Monte Faito, non esitò a tesserne le lodi nella sua Naturalis Historia definendola addirittura città “miracolosa”.

È una città che vive in funzione dei “miracoli”, pur non avendone bisogno, pur essendo essa stessa miracolo. E i motivi per definirla “miracolo” di certo non mancano: per la posizione geografica, che la vede dolcemente adagiata tra i monti lattari e una delle più belle aperture sul Golfo di Napoli; per la naturale benedizione delle acque, dono forse mai veramente compreso e valorizzato; per l’enorme patrimonio artistico, che mette in luce una storia antichissima e preziosa, ancora mutilata e in parte negata alla cittadinanza stessa. Sarà per questo che Stabia, capofila della costiera sorrentina, continua ad esercitare il suo fascino, pur arrancando sotto le macerie di un passato glorioso che fu.

Ci crede molto il sindaco, Gaetano Cimmino, a una ripartenza spinta dal motore di una nomina altisonante come quella di Capitale della Cultura, che a parere del primo cittadino non potrà fare altro che spronare la rinascita e ridare fiducia a una città affaticata. Sono note, infatti, le storie di violenza che solo quest’estate hanno riportato Castellammare agli onori della cronaca, facendo ripiombare la città in un forte clima di impotenza e sfiducia verso le istituzioni.

L’opinione pubblica è per tali ragioni spaccata, tra chi crede che tali fatti dimostrino l’impreparazione sociale della cittadina ad assolvere a un incarico culturale così importante a livello nazionale e chi, come la giunta proponente, ritiene che sia necessario combattere l’oblio con la bellezza. Non esistono, a parere di chi scrive, torti o ragioni in merito, ma solo forse tentativi disperati (e un tantino “immaturi”, vista la fortissima mancanza di infrastrutture, che spero venga colmata cum grano salis in vista di un tale appuntamento nazionale) di salvare in corsa un treno pronto a deragliare.

“Chi non ha ambizioni è destinato a vivere nella rassegnazione” afferma il vicesindaco Fulvio Calì, altro grande sostenitore del progetto. Impossibile non concordare, pure sottolineando che l’ambizione va sostenuta dal lavoro, dallo studio, dalla progettualità e da una visione a lungo termine per poter portare a dei risultati tangibili: tutte cose che sembrano mancare nella storia recente della politica stabiese. È arrivato il momento di un vero progetto culturale per Stabia, di una lettura delle criticità che con sguardo d’insieme lavori in sinergia tra recupero, valorizzazione, incremento del turismo e rilancio del territorio.

Che la candidatura non sia vista come un punto d’arrivo o una battaglia da vincere, ma come un trampolino, una motivazione forte al recupero di un’identità persa nei meandri della burocrazia e della malapolitica. Partendo da qui, sogniamo insieme una Stabia che possa smettere di lottare con i fantasmi della malvivenza, che possa liberarsi dal giogo di un vergognoso recente passato per riallacciarsi alle sue antiche glorie. Per fare ciò, cominciamo a rinnovare il nostro personale impegno da cittadini con gesti apparentemente banali, ma fondamentali: visitiamo i nostri siti, difendiamo la nostra natura e il nostro mare, viviamo l’offerta cittadina, per quanto possibile, nella sua interezza. Facciamo sentire alla città che siamo pronti a rinascere con lei. Smettiamo di lottare e ricominciamo finalmente a vivere.

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Annarita Liguori

Nata a Gragnano, da sempre ho prediletto interessi artistici e letterari, intraprendendo studi classici negli anni della formazione liceale. Ho conseguito la Laurea triennale in Archeologia e Storia delle Arti all'Università di Napoli Federico II e la Laurea Magistrale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Oggi vivo e lavoro a Milano presso alcune realtà espositive del panorama artistico contemporaneo.

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