Raffaello Sanzio e i festeggiamenti mutilati nell’annus horribilis

Qui giace quel Raffaello, da cui, vivo, la grande Madre Natura temette d’esser vinta e quando morì, temette di morire con lui.

Recita così l’epitaffio composto da Antonio Tebaldi, poeta e amico dell’Urbinate, che campeggia sulla lapide funebre realizzata dal Lorenzetto in occasione della morte avvenuta nel 1520, data che universalmente decreta la fine del Rinascimento in arte.

Raffaello Sanzio, scultore dell’Antico, operoso ricercatore del Vero e del Bello, ma soprattutto pittore della Natura, di essa figlio fino a diventarne padrone, capace di modellarla con tale grazia e maestria, al punto da far decretare al Vasari la morte dell’arte stessa nel funesto giorno del suo decesso.

Sappiamo bene che la fine di una vicenda terrena come quella del Sanzio, non fu altro che l’inizio di una nuova era pittorica, che passando per la maniera giungerà ai fasti del barocco, toccando nuove vette di insperata bellezza, ma per il Vasari, uomo dai giudizi perentori, nulla di minimamente paragonabile la Storia avrebbe mai più potuto produrre.

C’è sicuramente del vero nel voler utilizzare la data del 1520 come spartiacque tra un prima e un dopo Raffaello: il mondo della Storia dell’Arte non sarebbe più stato lo stesso. È per tale ragione che, sapientemente a parere di chi scrive, i curatori Marzia Faietti, Matteo Lanfranconi, Francesco Di Teodoro e Vincenzo Farinella hanno realizzato nella sfortunata mostra alle Scuderie del Quirinale un meraviglioso percorso a ritroso nella breve quanto intensa vita dell’artista, partendo proprio dalle disposizioni relative alla sua sepoltura lasciate agli allievi fidati, fino ad arrivare alla formazione giovanile.

Il progetto, nato per dare inizio alle celebrazioni dell’anno Raffaellesco in occasione del cinquecentenario dalla morte, è stato inaugurato timorosamente il 5 marzo del 2020 dovendo, dopo soli 3 giorni, serrare i ranghi fino a nuovo ordine a causa dell’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19. L’esposizione sceglie di soffermarsi su tutti gli interessi del poliedrico artista, come la pittura in primis, ma anche la decorazione degli enormi arazzi vaticani studiati a corredo della cappella sistina, la grafica, i cartoni preparatori e i numerosi progetti architettonici, quasi mai portati a compimento.

Un viaggio alla scoperta di Raffaello

Partiamo in questo viaggio alla scoperta dell’uomo e del genio sotto lo sguardo della monumentale Madonna del Baldassarre Castiglione - Raffaello Sanziosasso, opera del Lorenzetto, modellata su un’antica statua di Afrodite, con il solo scopo di rimarcare la volontà del Sanzio di vivere, operare e addirittura morire secondo gli antiqui mores. Il rapporto con l’antico sarà una costante nella carriera artistica dell’Urbinate e lo dimostrerà non solo nella ripresa dei modelli iconografici e formali, ma anche nella capacità di riconoscere il valore artistico intrinseco all’oggetto antico: nasce con Raffaello, attraverso la celeberrima lettera “sui monumenti antichi di Roma” indirizzata a papa Leone X nel 1519 ed esposta nella seconda sala della mostra in questione, la moderna concezione della tutela e della valorizzazione dei beni artistici e culturali. Scritta a quattro mani con Baldassarre Castiglione, letterato, umanista, nonché mecenate dell’artista, la lettera viene esposta appositamente con l’intento di provare il grande eclettismo che caratterizzava l’opera di Raffaello.

Siamo ormai entrati nel vivo della sua vicenda artistica: tra la terza e l’ottava sala si dispiega una sinfonia di opere, disegni preparatori e schizzi frutto dei prosperosi, in termini di fama e potere economico, soggiorni a Firenze e a Roma. Nel 1508 giunge nella città dei Papi, su invito di Giulio II e con l’appoggio di Donato Bramante, dove raggiungerà la maturità e conquisterà il suo posto nel Pantheon delle grandi personalità artistiche del secolo. Il confronto diretto con la classicità è ben messo in rilievo lungo l’articolato percorso espositivo, che permette allo spettatore spesso la visione contestuale del modello e del prodotto finale dell’artista, frutto di un’attenta rielaborazione e della riflessione personale su temi iconografici ormai metastorici. Raffaello Sanzio - Autoritratto.jpgGrande spazio è riservato anche alla sua opera di architetto, sfortunatamente concretizzatasi in pochi magistrali esempi spesso trascurati dalla stessa critica, ma che mostrano una spiccata consapevolezza costruttiva, dote di pochi artisti coevi. Si percepisce vivamente la volontà di accompagnare il visitatore attraverso la creazione di una nuova mitologia, capace di dialogare con l’antico e di rielaborarlo, creando così prototipi di contaminazione che influenzeranno la pittura fino al ‘700.  Il nostro viaggio si conclude negli anni della formazione fiorentina, dove chiaro appare l’abbandono del modello peruginesco dei primi anni di attività. Ad attenderci all’uscita lo sguardo vispo e attento di un giovanissimo Raffaello nel suo celeberrimo autoritratto, che sembra quasi ammonirci: la sua storia terrena è compiuta, il suo lascito artistico è eterno.

Come visitare le sale

È possibile avventurarsi in queste sale, ad oggi dormienti, solo virtualmente, grazie al progetto di visita digitale inaugurato da qualche giorno sul sito delle Scuderie del Quirinale. Passeggiare nel Bello potrebbe essere un bel modo di prepararsi al ritorno alla vita.

avatar

Annarita Liguori

Nata a Gragnano, da sempre ho prediletto interessi artistici e letterari, intraprendendo studi classici negli anni della formazione liceale. Ho conseguito la Laurea triennale in Archeologia e Storia delle Arti all'Università di Napoli Federico II e la Laurea Magistrale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Oggi vivo e lavoro a Milano presso alcune realtà espositive del panorama artistico contemporaneo.

6 pensieri riguardo “Raffaello Sanzio e i festeggiamenti mutilati nell’annus horribilis

  • avatar
    08/04/2020 in 12:59
    Permalink

    Sono un’insegnante di Storia dell’Arte e in particolare di sua cugina Annarita, che mi ha inviato l’articolo che ho, in tutta modestia, apprezzato tantissimo: competenza, sintesi e linguaggio comprensibile anche ai non “addetti ai lavori”.
    Complimenti.
    Eva Tolino

    Rispondi
    • avatar
      08/04/2020 in 13:33
      Permalink

      Apprezzo molto il feedback positivo di una professionista del settore: i giudizi supportati da competenze sono sempre i più veritieri!
      Grazie mille!
      Annarita

      Rispondi
  • avatar
    08/04/2020 in 13:21
    Permalink

    Marcel Proust diceva: Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale. Questa citazione è per lei dott.ssa Liguori Annarita, io amo l’arte ,lei in questo articolo ha dimostrato competenza, analisi e sintesi utilizzando un linguaggio che comunica agli esseri umani emozioni uniche . Complimenti!

    Rispondi
    • avatar
      08/04/2020 in 18:27
      Permalink

      Complimenti per la competenza e la maestria… si nota la passione per l arte..da trasmettere il gusto per il bello..
      Grazie

      Rispondi
  • avatar
    08/04/2020 in 13:52
    Permalink

    Grazie mille per le belle parole. Sono davvero felice di avere un riscontro così positivo e poetico!
    Annarita

    Rispondi
  • avatar
    08/04/2020 in 14:03
    Permalink

    Un racconto che compensa di non essere riusciti a vedere dal vivo la mostra. Complimenti all’autrice!

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *