ArteTeca – La maledizione di Van Gogh: il sensazionale furto al Singer Laren Museum

Sembra proseguire la sfortunata serie di eventi che vedono protagoniste le meravigliose opere del primo periodo pittorico del genio olandese Vincent Van Gogh, ancora una volta sottratte da un museo, sotto gli occhi distratti della sorveglianza.

L’opera in questione appartiene al folto corpus della prima fase pittorica attraversata dal tormentato pittore e rappresenta una delle numerose variazioni sul tema ‘Neunen’, la cittadina in cui soggiornò tra il 1883 e il 1885, accolto dalla sua famiglia. Il ‘Giardino della canonica a Nuenen in primavera’ è stato sottratto al Museo Laren nella notte tra il 29 e il 30 marzo, proprio nel giorno che, nel lontano 1853, diede i natali al pittore.

Al vaglio degli inquirenti, non solo le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso, ma anche le testimonianze degli abitanti, essendo quella di Laren una piccola cittadina nel Nord dell’Olanda, in cui movimenti sospetti non possono sicuramente passare inosservati.

L’opera dell’artista era stata prestata dal Groninger Museum per un’esposizione temporanea e viene stimata tra 1 e 6 milioni di euro, precisa il De Telegraaf, sottolineando così la gravità dell’accaduto. Ma il valore economico non è certo comparabile al valore della perdita in termini artistici e di fruizione, spiega il direttore Jan Rudolph de Lorm, che ci tiene a sottolineare lo shock della collettività tutta: “È un dipinto bellissimo e commovente di uno dei nostri più grandi pittori, rubato alla comunità. Spero venga presto restituito alla fruizione pubblica”.

Giardino della canoninca a Nuenen in primavera

‘Giardino della canonica a Nuenen in primavera’ , 1885

Sembra di rivivere i fatti che nel 2002 sconvolsero l’opinione pubblica, quando dal Van Gogh Museum di Amsterdam furono rubate due opere molto note dell’artista, ‘Vista dalla spiaggia di Scheveningen’ risalente al 1882 e Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen’ del 1884, ritrovate dopo ben 14 anni, in seguito alla segnalazione di un pentito, durante un raid anti-camorra effettuato dalla Guardia di Finanza del Nucleo di Napoli nell’abitazione stabiese del ras del narcotraffico Raffaele Imperiale, avvenuto nel corso di un’operazione più ampia contro il gruppo da lui guidato, in affari con il clan camorristico degli Amato-Pagano, i cosiddetti ‘scissionisti’ attivi principalmente nelle zone di Secondigliano e Scampia.

Vista dalla spiaggia di ScheveningenVista dalla spiaggia di Scheveningen’ ,1882

 

 

 

 

Una congregazione lascia la chiesa riformata di NuenenUna congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen’ , 1884

 

 

 

 

 

 

 

Gli anni di ‘Neunen’

Un filo rosso sembra unire le tre tele, tutte risalenti alla prima e fondamentale fase pittorica dell’olandese, rivolta all’indagine dei colori e dei problemi della luce, fino ad allora trascurati a causa del suo quasi ossessivo dedicarsi allo studio del disegno, ma anche indirizzata alla scoperta del mondo per il tramite dei suoi attori.

Quello di Neunen sarà un periodo relativamente ‘felice’, ricco di traguardi nella ricerca pittorica e caratterizzato da una copiosa produzione (realizzerà ben 200 opere, più numerosi disegni e acquerelli), a cui Vincent giungerà non tanto per vocazione, quanto per una serie di circostanze quasi fortuite. Il mito dell’artista con un’innata vocazione pittorica non regge nella narrazione della vicenda umana dell’olandese, approdato alla pittura solo all’età di 28 anni e in seguito alle pressioni dell’affezionato fratello Théo, che fu per l’intera esistenza di Vincent costante sostegno morale ed economico.

Incredibile a dirsi, ma l’unica vera, vitale passione dell’artista sarà quella verso gli ultimi: attraversato da un forte fermento religioso e da una volontà incessante di ricerca dell’ascesi, trascorrerà la sua esistenza e la sua carriera pittorica dedicandosi al racconto dei poveri e degli umiliati. Anche quando sembrerà aver abbandonato quelle tematiche, affermerà che il suo periodo più florido rimarrà per sempre “quello dei mangiatori di patate”, ossia quello in cui la forza della sofferenza si riversa cruda sullo spettatore, lo invade e lo coinvolge nelle storie quotidiane di personaggi ordinari ed eroici allo stesso tempo.

“Il mondo non mi interessa se non per il fatto che ho un debito verso di esso, e anche il dovere, dato che mi ci sono aggirato per trent’anni, di lasciargli come segno di gratitudine alcuni ricordi, sotto forma di disegni o di quadri, non eseguiti per compiacere a questa o a quella tendenza, ma per esprimere un sentimento umano sincero”.

Vincent Van Gogh

Si chiude così una delle numerosissime epistole inviate all’amato fratello, che vanno a formare un prezioso documento d’importanza quasi pari alla produzione artistica per la completezza di informazioni sulla persona e sulle scelte artistiche di Vincent.

L’uomo, prima che l’artista, viene fuori prepotentemente nei celeberrimi scritti, che spesso garantiscono una più puntuale comprensione dello stato d’animo che ha mosso le sue sapienti mani. Questa lettera, risalente al 1884, suona quasi come una dichiarazione d’intenti: la sua ricerca non è solo pittorica, ma è innanzitutto etica; non sensazione o emozione, ma il puro contatto con la realtà nella sua esistenza qui, ora.

Il bruciante limite del reale è il male di cui soffre e di cui non può liberarsi se non prendendone pienamente coscienza e forzandolo fino allo stremo, all’esplosione. Così i colori diventano pastosi, corposi, luminosi, estremi nel loro essere ‘reali’ e l’accorato sentimento verso gli ultimi diventa in questa prima fase denuncia, manifesto di una fortissima etica del lavoro.

Van Gogh, sotto l’effetto quasi disturbante di pennellate esasperate, cela la visione di paesaggi contadini e scorci naturalistici ordinari, che proprio nel loro essere attimi di estrema “normalità”, mostrano con candida onestà tutto il limite dell’esistere. Il quadro non rappresenta, è. Non vi è tragicità nei ritratti o nelle teste contadine o nei paesaggi bucolici: essa è tutta racchiusa nel solo fatto di riuscire a vedere la realtà in tutta la sua lucida e cristallina evidenza. Nel cuore limitato delle cose, Vincent riconosce il nostro limite umano e rende visibile l’impossibilità di liberarsene. Non vi è dramma peggiore nella storia dell’umanità che riscoprirsi, semplicemente, umani.

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Annarita Liguori

Nata a Gragnano, da sempre ho prediletto interessi artistici e letterari, intraprendendo studi classici negli anni della formazione liceale. Ho conseguito la Laurea triennale in Archeologia e Storia delle Arti all'Università di Napoli Federico II e la Laurea Magistrale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Oggi vivo e lavoro a Milano presso alcune realtà espositive del panorama artistico contemporaneo.

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