Carmine e Maddalena, una lunga storia d’amore che non finisce

A distanza di poche ore il covid porta via ai loro cari Carmine e Maddelena, marito e moglie, una vita insieme. Una lunga storia d’amore che non può finire

di Giusy Somma

 

“Càààààà!”

“Ohhh, che c’è? Che allucc ‘a fa?”

“Ma che fatt? Te si avviat prima, senz ‘e me?”

“E tu si moscia! Te stev aspettann, nun te preoccupa,però ’a fa ambress pecchè teng ‘a che fa, ‘o ssai a chi aggià i a truvà!!!

“Uhh Maròòò e pur ‘cca cu stu Napule???”

 

Carmine e Maddalena, una vita insieme nel nome dell’Amore per la famiglia, insieme se ne sono andati, a poche ore di distanza l’uno dall’altra, colpiti dal virus che sta, di nuovo e con maggior violenza, attanagliando la vita nella cittadina stabiese, da oggi in fascia rossa rafforzata, la più restrittiva mai sperimentata; ma i numeri non davano adito ad alternative , la speranza ora è che, finalmente, la popolazione possa rendersi conto ed assumere comportamenti più responsabili quali non si sono visti finora. A questo proposito siamo qui per raccontarvi la storia di Carmine e Maddalena.

Ha 27 anni Carmine quando prende in sposa la sua bella Maddalena a Sant’Angelo d’Alife, dove è nata e vive Maddalena , Carmine invece è di Arienzo San Felice. Prima del matrimonio Carmine ha lavorato come benzinaio e poi autista, con Maddalena prendono, in seguito, un piccolo circolo in gestione e cercano di gettare le basi della famiglia che sognano di allargare. Ma non è semplice, nel loro territorio, come in tanti altri al sud in quel periodo; infrastrutture carenti e strutture agrarie antiquate, furono tra le principali cause di una disoccupazione di massa. Dopo un anno di matrimonio, nel 1965, Carmine e Maddalena prendono quella decisione che li accomunerà agli oltre 4 milioni di italiani che, tra il 1956 e il 1976 fecero ingresso nella Germania Federale. Una buona parte di questi, tra cui i nostri sposi, arrivano in Germania come Gastarbeiter, letteralmente “lavoratori ospiti”, si, “ospiti” di quel paesone che, nel dopoguerra, si è trovato a dover fare i conti,a seguito della seconda guerra mondiale, con una grave carenza di manodopera che si contrapponeva alla disoccupazione dei paesi del sud Europa, ma se il vocabolo “ospite”, nell’immaginario collettivo, evoca scene serene e gradevoli, è ormai di comune conoscenza che il contesto di cui stiamo parlando non aderisce alla perfezione alle immagini evocate. Pur riconoscendo l’enorme ed unica opportunità che veniva loro offerta, la vita per gli immigrati italiani non è sempre stata semplice.

Carmine e Maddalena arrivano a Mering, nel land della Baviera, poiché lui ha trovato lavoro in una fabbrica di mattoni, la Zettler, mentre Maddalena viene reclutata in un calzificio della cittadina di Landsberg, a circa 30 km da Mering. Con tanti sacrifici arriva un po’ di tranquillità economica e così possono iniziare a pensare di allargare la famiglia, nel ‘67 nasce la prima figlia e nel ’72 la seconda, per loro, per creare un futuro alle loro bambine, i due continueranno a lavorare in Germania; ma la politica tedesca nei confronti degli stranieri era strutturata con l’intenzione di restare un paese di “non immigrazione” per cui, terminato il periodo di soggiorno, la maggior parte dei lavoratori stranieri dovette tornare nel paese di origine. Anche Carmine e Maddalena rientrano, nel 1976, ma non nella loro provincia di nascita, il padre di Carmine, infatti, si è nel frattempo dato da fare per trovare una fatica, una sistemazione al figlio con la sua famiglia e vi riesce. Il posto di custode, di portiere di palazzo, è a Castellammare di Stabia.

E qui inizia un’altra storia, che ha per protagonisti due persone meravigliose, che si sono saputi far apprezzare ed amare in una comunità a loro sconosciuta, con grande umiltà, buon cuore e braccia aperte sempre, per quanti ne avessero bisogno. Carmine diventa ben presto un punto di riferimento per tutti i condomini dello stabile in cui lavora, è al centro della città e, complice la sua unica, immensa passione per la squadra del Napoli, è molto conosciuto, “don Carmine ‘ngopp e scuole medie”, bastava dire così per capire di chi si trattasse, organizza i famosi pullmini per andare a vedere le partite, gestiva, a suo modo, una sorta di Club Napoli non ufficiale, il suo verace e fin troppo appassionato modo di tifare non poche volte ha suscitato preoccupazione alla moglie e le figlie per il trasporto con il quale viveva vincite e sconfitte, ma lui era fatto così, sangue e arena quando si trattava del Napoli e del suo unico ed indiscusso Re, Diego, e a tal proposito, stamattina, un suo amico di tifoseria, faceva notare alla famiglia che se n’è andato esattamente 100 giorni dopo il suo mito: 10 volte 10…coincidenze? Stupidaggini ? Forse semplicemente un modo per cercare “segnali” attraverso cui provare ad accettare il dolore, lo straniamento, il senso di impotenza che la morte di Carmine e Maddalena, divisa da sole poche ore, ha colto in primo luogo la famiglia, impossibilitata, per ovvii motivi, anche a salutare le salme per un’ultima volta.

Che sia di esempio e monito, quindi, la storia di Carmine e Maddalena, che serva a far capire quanto sia fondamentale, oggi, proteggere i nostri affetti, perché quando poi te ne accorgi troppo tardi e non puoi più farlo, il vuoto che rimane è incolmabile!

Grazie di cuore alla famiglia che ci ha concesso l’onore di conoscere la loro storia e di farne partecipe voi tutti, con il solo scopo di invitare la cittadinanza alla maggior attenzione possibile.

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