Il Coronavirus “cancella” il 41bis: i boss tornano in libertà

Quando nel 1992, in seguito alle stragi di Capaci e via D’Amelio, lo Stato si decise a sferrare una controffensiva(tardiva) forte nei confronti delle mafie lo fece in maniera netta con il comma 2 dell’articolo 41bis, ovvero introducendo il cosiddetto carcere duro. Uno scacco matto alle comunicazioni con l’esterno che, indirettamente, ha portato tanti detenuti a scegliere di collaborare con la giustizia. Oggi, però, dopo esser sempre stato al centro di un dibattito costituzionalista, è il coronavirus a riaprire il discorso su quale debba essere il limite di questa misura di detenzione.

Il 41bis, giusto o sbagliato sospenderlo?

Come detto, da sempre il 41bis è al centro di polemiche sollevate da avvocati e detenuti, oltre che dalle loro famiglie. I casi più significativi sono riconducibili a due tra i più efferati e barbari criminali della recente storia italiana: Salvatore Riina (che nella discussa trattativa Stato-Mafia provò a far abrogare l’articolo con il famoso papello) e Bernardo Provenzano. I familiari dei due super boss, infatti, con l’avanzare dell’età e l’aggravarsi del loro stato di salute chiesero l’esenzione dal regime di carcere duro per permettergli di “morire dignitosamente”.

Una diatriba tra istituzioni e condannati che si ripropone in maniera violenta in questi giorni che hanno visto la concessione dei domiciliari a Francesco Bonura ed a Vincenzo Iannazzo, creando un precedente allarmante.

Lo scorso 21 marzo, il Dap ha inviato a tutti i direttori delle carceri una circolare invitandoli a «comunicare con solerzia all’autorità giudiziaria, per eventuali determinazioni di competenza», suggerendo la scarcerazione dei detenuti che rientrano fra le patologie indicate dai sanitari dell’amministrazione penitenziaria e dei detenuti che superano i 70 anni. In pratica, cavalcando l’onda della paura del Covid-19 e sfruttando la circolare del Dap, potremmo assistere alla “scarcerazione” di boss come Leoluca Bagarella e Pippo Calò, o di Raffaele Cutolo e Valentino Gionta per spostarci in Campania.

Una sospensione del 41bis che lancia gli interrogativi di sempre. Qual è il confine che divide l’uomo dal detenuto? Perché proprio i domiciliari e non una struttura ospedaliera attrezzata e controllata?

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Antonio Di Martino

Nato a Castellammare di Stabia. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Campania, dal 2015 inizio il mio percorso di collaborazione con diverse testate giornalistiche e radiofoniche. Dal 2019 sono direttore di ZonaCalcio.net e dal 2020 collaboro con StabiaPost.it.

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