Il 25 aprile che divide: per Sica una festa d’odio ma Scala non ci sta

Fa ancora rumore, in città, il dibattito tra i due consiglieri Ernesto Sica e Tonino Scala riguardo il prossimo 25 aprile. Alla dichiarazione del primo, infatti, che definiva l’attuale Anniversario della Liberazione d’Italia come una “festa di odio“, è arrivata la risposta del secondo, da sempre schierato a difesa dei valori antifascisti.

“Superare l’attuale formulazione del 25 aprile rappresenta uno sforzo necessario sia per quelli che hanno sempre festeggiato, sia per coloro che invece mai hanno ritenuto questo giorno essere un momento di festa” scrive l’esponente di FdI che proponeva di sostituire la festa della liberazione dall’occupazione nazista con una generica giornata dedicata ai caduti.

Dura, decisa e immediata arriva la replica del consigliere di LeU che accusa Sica di voler cancellare la memoria. “Chi è fascista non può morire democratico e sta male, soffre e non riesce a comprendere che l’antifascismo è un valore fondante per il Paese nel quale viviamo, per la Patria che loro tanto ostentano” – e poi aggiunge – “Di fronte a queste cose bisogna alzare la voce con forza. Rispetto alle farneticazioni farneticanti di chi prova a trovare ogni scusa per cancellare la storia e avere un po’ di visibilità bisogna ripristinare la verità. La guerra di liberazione è un valore condiviso, chi non lo condivide è fuori dalla Costituzione e dalla Democrazia Italiana”.

Ma cos’è il 25 aprile? E perché si festeggia?

Il 25 aprile ricorre l’Anniversario della Liberazione d’Italia dal governo fascista e dall’occupazione nazista. In quel giorno del 1945, infatti, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l’insurrezione contro le truppe fasciste e naziste, dando vita all’offensiva che liberò l’Italia dalla dittatura. Su proposta di Alcide De Gasperi per celebrare la liberazione, a partire dal 1949 con la legge n.260 questa viene istituzionalizzata come festa nazionale. Un momento comune, di unità, volto a non dimenticare una parte oscura della nostra storia recente che, in varie città d’Italia, viene vissuto con una manifestazione pubblica.

Castellammare e la Liberazione, Medaglia d’Oro al Merito Civile

La cosiddetta Festa della Liberazione, per la città di Castellammare ha un grande valore storico. Dopo l’armistizio, infatti, la città stabiese fu tra le prime a subire una violenta e barbara vendetta tedesca che, nel settembre del 1943, portò alla distruzione, tra le altre cose, dei cantieri navali e dell’Avis. La reazione dei cittadini, però, non tardò ad arrivare dando vita ad un fenomeno analogo alle 4 giornate di Napoli. In virtù di quella resistenza stoica ed eroica, nel gennaio 2005, l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito al Comune di Castellammare di Stabia la Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: “Importante centro del Mezzogiorno, all’indomani dell’armistizio, fu oggetto della violenta reazione delle truppe tedesche che, in ritirata verso il Nord, misero in pratica la strategia della ‘terra bruciata’, distruggendo il cantiere navale, simbolo della città eroicamente difeso dai militari del locale presidio, e gli altri stabilimenti industriali. Contribuì alla guerra di liberazione con la costituzione spontanea dei primi nuclei partigiani, subendo deportazioni e feroci rappresaglie che provocarono la morte di numerosi concittadini. 1943-1945 Castellammare di Stabia (NA)”

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Antonio Di Martino

Nato a Castellammare di Stabia. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Campania, dal 2015 inizio il mio percorso di collaborazione con diverse testate giornalistiche e radiofoniche. Dal 2019 sono direttore di ZonaCalcio.net e dal 2020 collaboro con StabiaPost.it.

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