L’Italia riparte a spese del Sud: tagli al mezzogiorno

Il rilancio economico dopo l’emergenza Coronavirus è concepito ai danni del Sud. È quanto si apprende da una prima lettura del documento programmatico elaborato dal DIPE: “L’Italia e la risposta al Covid-19”.

Nella manovra di fine anno era stata finalmente inserita una regola, già normata nel 2016 e mai applicata, che prevedeva di destinare al Sud una quota di investimenti ordinari almeno pari alla popolazione residente e cioè il 34%.

Il 34% è, infatti, la percentuale della popolazione residente nel territorio delle regioni Abruzzo, Basilicata, Molise, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Questo, in virtù di un criterio di riequilibrio territoriale della spesa per investimenti e per sovvertire il trend che vedeva un riconoscimento al Sud di una quota, pari al 27-28%, nettamente inferiore rispetto alla popolazione residente. Questa tutela, secondo la proposta contenuta nel documento, è sospesa sino a una data che nella bozza ancora non è determinata.

E non è finita qui. L’Italia ripartirà non solo sottraendo al Sud i fondi sugli investimenti ordinari, ma anche su quelli straordinari. Si punta non soltanto ad assorbire i 10 miliardi di euro di fondi europei del ciclo 2014-2020 – destinati in gran parte a Campania, Puglia, Sicilia e Calabria – ma anche a far decadere la regola dell’80-20 dell’attuale riparto delle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (80% Mezzogiorno e 20% Centro Nord).

Questo anche in spregio all’articolo 119 della Costituzione che impone interventi speciali, attraverso risorse aggiuntive, “per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni“.

A leggere il piano di rilancio, sembrerebbe che questo sia stato concepito per far ripartire una sola parte del Paese, quella che interessa le Regioni del centro-Nord. Questo significherà meno soldi al Sud per il diritto alle cure, all’istruzione, ai trasporti, alle politiche sociali. Significherà non invertire il trend secondo cui al cittadino di Bolzano sono destinati 184 euro per la sanità pubblica mentre a quello campano solo 23 euro e, a quello calabrese, ancora meno, solo 16 euro.

L’Italia riparte, forse sì. Ma, quando si tratta di pagare il conto, non “famo alla Romana“. Il Mezzogiorno si conferma, ancora una volta, la Cenerentola d’Italia.

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