Italia: se non ora, quando? Il boomerang di sanità, ricerca e istruzione

La crisi sanitaria aperta dal Covid-19 ha scombussolato il modo di pensare e di agire di intere nazioni, a partire dall’Italia. Gli scienziati sociali si interrogano su quali possano essere gli effetti sulla società rispetto al passaggio del virus. Non possiamo tracciare qui ed ora tutti quelli che saranno gli effetti e le ripercussioni sui modi di agire e di comportarsi della società passata la crisi, ma possiamo sicuramente tracciare un bilancio sulle prime necessità che evidentemente scaturiscono a margine di questa crisi sanitaria.

All’indomani dei primi casi di Covid-19 riscontrati, è iniziata un’escalation che ha portato gli italiani, e gran parte della popolazione mondiale, a chiudersi in casa. Tutti han dovuto fermarsi, o quasi. Per non paralizzare totalmente il paese, infatti, si è cercato di “riadattare” il paese in versione 2.0 così da rendere possibile il prosieguo del lavoro in versione smart ed agli studenti di continuare gli studi. Questa situazione ha reso necessario e possibile un salto tecnologico che il nostro paese, probabilmente, non avrebbe fatto in tempi rapidi.

È proprio riguardo il mondo dell’istruzione che si sono evidenziate le pecche del passato. Il Governo si è ritrovato a dover registrare una grande divisione. Ci si è svegliati, infatti, con tanti istituti organizzatissimi per la didattica a distanza, e che avevano già negli anni passati investito ingenti somme di denaro sulla tecnologia, ma con altrettanti istituti in difficoltà. Manco a dirlo, parliamo delle scuole di frontiera, quelle di periferia, dove le risorse sono inferiori e dove le platee di riferimento hanno meno risorse rispetto alle scuole d’élite dei grandi centri urbani, con una larga fetta di popolazione a cui è precluso, per fattori economici, l’accesso ad internet per mancanza di dispositivi.

Altro settore fortemente sollecitato dal coronavirus è stato quello della sanità. Dinanzi alla morte, alla mancanza di strutture, di posti letto, di ventilatori polmonari, ai tanti ospedali chiusi e alle carenze in termini di numeri del personale medico sanitario, gli italiani si sono destati dal sonno ed hanno invertito le priorità dei loro meccanismi mentali.

D’un tratto, l’Italia s’è destata accorgendosi dell’effetto boomerang delle scelte scellerate fatte negli ultimi anni, che risultano finalmente anche ai più incomprensibili. Infatti, in questi anni, benché i governi si fregiassero di investito sul Sistema Sanitario Nazionale, questi non sono bastati neanche a coprire l’aumento dell’inflazione, vedendo ridurre sempre di più le possibilità, da parte del bilancio dello stato, di investire nelle infrastrutture e nel personale.

Così ci siamo trovati dinanzi ai decreti di commissari regionali che, con tratti di penna e con meri conti ragionieristici, chiudevano ospedali lasciando intere platee di persone senza un presidio sanitario e senza un pronto soccorso. È stato così che il blocco del turn-over ha permesso che i medici e il personale sanitario non venisse rimpiazzato, è stato cosi che i posti letto per abitante sono diminuiti sempre più. Senza parlare delle ingenti esternalizzazioni verso i privati, dei super-ticket(poi aboliti) che hanno costretto le fasce più vulnerabili a rinunciare a cure e a prevenzione. Un paese che invecchia sempre più con un S.S.N. che arretra è un paese più debole.

Ultimo nodo giunto al pettine, e non per importanza, è quello relativo al settore della ricerca. Da sempre ritenuta un peso, sono stati tanti i ricercatori italiani costretti al precariato, o ad emigrare all’estero, nel silenzio generale dei propri concittadini. Gli stessi che oggi, ironia della sorte, si appellano a loro per trovare un vaccino che debelli il coronavirus.

Italia: Sanità, Ricerca ed Istruzione: se non ora, quando?

Dunque, non sappiamo ancora cosa ci aspetta domani, non sappiamo quali saranno gli stravolgimenti della società da qui ai prossimi anni, quali saranno i nuovi meccanismi che regoleranno i pensieri e le azioni. Ad oggi, però, possiamo sicuramente asserire che le priorità sono cambiate. Possiamo affermare con cognizione di causa che, passata la tempesta, bisognerà investire su Sanità, Ricerca ed Istruzione, per non ricadere nel baratro di questi giorni. Questa volta, rispetto al passato, l’Italia potrà contare su qualcosa che prima, durante le varie riforme, mancava: la sensibilità degli italiani su questi temi.

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Vittorio Crispino

Nato a Torre del Greco. Laurea magistrale in Scienze della Politica presso l'Università "La Sapienza".

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