San Leonardo, l’ospedale focolaio e i martiri del lavoro

Una dottoressa che per due giorni ha continuato a lavorare a contatto con colleghi e pazienti, nonostante fosse febbricitante e in attesa dell’esito del tampone. Poi, risultata positiva. Una partoriente con sintomi da Covid. Positiva. Un medico anestesista che ha partecipato a un intervento chirurgico per un parto cesareo. Positivo.
In tutto sono 18 gli operatori sanitari del San Leonardo già venuti a contatto con il virus. Un focolaio che ha determinato un cambio al vertice della direzione sanitaria e che preoccupa gli operatori sanitari e le organizzazioni sindacali, alimentando il disappunto e l’incertezza tra i cittadini.

Storie di errori e ritardi che si intrecciano con altre che raccontano una sanità diversa fatta di tagli, mortificazioni e sacrifici, finanche umani.

La storia di Luigi, un medico del 118, tra quelli in prima linea a prestare immediato soccorso ai pazienti Covid. Senza dpi, sprovvisti di forniture essenziali, rimediando con il fai da te alla mancanza di dispositivi protettivi. Senza indennità, per 16 euro l’ora. Anche lui, poi, risultato positivo.
La storia di Carlo è quella di un infermiere del reparto di Medicina d’urgenza. “C’è stata negligenza, scelleratezza e, in alcuni casi, leggerezza” ha dichiarato al quotidiano Metropolis.
Il verdetto del tampone, anche nel suo caso, è lo stesso: positivo. E ora, dal letto dell’ospedale, dove è ricoverato, non dorme la notte al pensiero di aver rovinato la propria famiglia per senso di dovere e di responsabilità.
La storia di Giovanni, un medico di base che ha contratto il virus durante il servizio ma ha dovuto aspettare l’aggravarsi della malattia per vedersi riconosciuto un posto in rianimazione. Morto di burocrazia.

Sono storie di professionisti, non di eroi. Una società che costringe un medico a fare l’eroe, a causa di una Sanità pubblica mortificata in questi anni, è una società sbagliata. Altrettanto sbagliato è provare a nascondersi dietro al Giuramento di Ippocrate: nessun medico ha giurato di accettare di morire al posto degli altri.

Smettiamola di chiamarli eroi. Chiamiamoli con il loro nome: sono martiri del lavoro.

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