I cento anni di Don Gesualdo

di Tonino Scala

Il 15 novembre del 1920 a Còmiso l’antica Casmene, subcolonia siracusana, nacque Gesualdo Bufalino. I suoi cento anni non possono non essere ricordati. Provo a farlo a modo mio, partendo da una sua frase che tanti anni fa me lo fece conoscere: La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari.

Più volte nella vita l’ho mutuata, facendola diventare “Per sconfiggere la mafia bisogna assoldare un esercito di maestri”.

Cambia il senso, ma l’obiettivo è lo stesso: provare a non stare con le mani in mano difronte al dilagare dei poteri criminali, della mafia, delle camorre diventate un fatto prima culturale che di malavita.

La mafia vince lì dove vive l’ignoranza.Tocca a noi provare a migliorare la nostra società il mondo, partendo dal quotidiano dal provare a costruire nel piccolo una nuova cultura. In quella frase c’è un mondo non legato solo all’interpretazione dell’espressione. Bufalino si riferisce alla diffusione di quei sentimenti universali di onestà, giustizia e uguaglianza. Ci invita ad assolvere al nostro dovere indipendentemente dal ruolo più o meno importante che si ricopre. Per fare tutto ciò abbiamo una sola arma da usare: la nostra cultura.

Mi sono avvicinato a Bufalino comprando, lo ricordo ancora, alla Feltrinelli di via Ponte di Tappia a Napoli un libro. Non un romanzo,  avevo pochissimi soldi in tasca, volevo leggerlo e decisi di iniziare dal testo più economico: Il Malpensante, un libro di aforismi. Dopo qualche giorno comprai “Le menzogne della notte”, Premio Strega del 1988, poi “Diceria dell’untorepremio Campiello 1981. Ho letto solo questo, ho un grande buco letterario che prima o poi colmerò, ma mi sembra di conoscerlo, e bene.

Scheletrico, con quei grossi occhiali scuri e gli abiti orgogliosamente fuori moda, portava con sé la leggenda del ragazzo che era stato, talmente avido di letture da ritradurre in francese I fiori del male di Baudelaire, di cui all’epoca conosceva solamente la versione italiana.

Bufalino fino al 1981 era stato uno scrittore segreto, un appartato professore di lettere che per anni e anni aveva tenuto nascosto il proprio lavoro di narratore e poeta. Deve la sua fortuna letteraria ad altro scrittore che amo: Leonardo Sciascia. Fu lui, dopo aver letto un suo scritto di storia locale e la prefazione a un libro fotografico sulla vecchia Comiso, la sua Città che definiva teatro”in qualsiasi angolo è possibile assistere ad uno spettacolo”, unici suoi scritti pubblici, a suggerire ad Elvira Sellerio di pubblicare un suo testo. Si trattava di un romanzo inedito, Diceria dell’untore, fu subito un successo. In questo testo Bufalino tra le tante cose è possibile trovare una sorta di consapevolezza teologica che assume spesso un’intonazione polemica, da contesa con Dio, che segna comunque un punto fermo nel percorso spirituale del nostro Novecento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *