Il Libro – ‘A malaparola di Davide Brandi

Ho appena finito di leggere il nuovo libro di Davide Brandi edito dalla casa editrice “Edizioni Mea”. Il titolo è tutto un programma: ‘A malaparola.

L’ho fatto mentre in paradiso si ricongiungevano i quattro amici che hanno, con la malaparola appunto, provocato, dissacrato i templi della musica, i salotti buoni, trasformandola in poesia. Sto parlando degli Squallor e della dipartita di Alfredo Cerruti che si è ricongiunto agli amici di sempre Daniele Pace, Giancarlo Bigazzi, Totò Savio ricomponendo un quartetto che ha fatto la storia della musica e della provocazione negli anni 70 e 80. Il complesso nacque a Milano nel 1969 e anche se a prevalere è una certa napoletanità, è sostanzialmente errata l’etichetta di “gruppo napoletano” che talvolta viene affibbiata agli Squallor. La band era composta da un milanese, un fiorentino e due napoletani.

Una digressione che serve ad introdurre il bel libro di Davide Brandi da anni impegnato nella e per la valorizzazione della lingua napoletana. L’idea del volume edito dalla giovane casa editrice napoletana racchiude l’etimologia, la storia, i riferimenti sociali- storici-culturali delle male parole napoletane e nasce dalla rubrica radiofonica intitolata proprio ‘A Mala parola, inserita nel programma “Scusate il ritardo”, condotta da Franco Simeri su Radio Marte. Una rubrica e un programma che ha riscosso un clamoroso successo con oltre 250 puntate e che vedeva Brandi nelle vesti de ‘O Prufessore, che spiegava il significato delle parolacce a partire dall’etimologia. Da qui l’idea di un libro che oserei definire geniale, da leggere ovunque, da tenere sul comodino come schiaccia pensieri, come testo da consultare ad ogni occasione: ‘a malaparola detta in un certo momento fa bene all’animo, risolleva, libera! Il volume, ben fatto, riporta per ogni malaparola riferimenti letterari e citazioni, sì perché le parolacce apparentemente possono sembrare simbolo solo di volgarità, talvolta di scarsa e scarna cultura, in realtà le stesse, in molti casi, hanno una storia nonché radici degne di perle ben più raffinate del nostro dizionario. Un testo che si legge tutto d’un fiato, leggero, ironico, dissacrante, divertente con tante citazioni e riferimenti delle male parole dal passato sino ai giorni nostri, con richiamo della letteratura, di testi di canzoni e villanelle, dai testi teatrali, dai librettisti e tanto altro. Ad ogni parolacce un richiamo alla cultura napoletana, campana o meridionale in genere.

Cosa c’è dietro una semplice mala parola che parte da dentro lo potrete scoprire solo leggendo.

Devo essere sincero la lettura di questo volume ben fatto mi ha positivamente sorpreso perché non solo perché sono venuto a conoscenza di storie meravigliose, ma per il grande valore che ha in sé.

Davide Brandi è riuscito a mettere il vestito buono alle la parolacce impregnandole di poesia, di cultura, di storia. Non vorrei esagerare, ma, vi assicuro, l’autore è arrivato anche a dare una sorta di risvolto socio culturale alle stesse: spiegare ciò che non si conosce leviga la bassezza con la quale si scaglia l’offesa.

Da oggi in poi, quando prenderò a male parole qualcuno lo farò… come dire… scientemente ponderando bene le parole aumentando la dose ove necessario o diminuendo la stessa.

E come diceva Eduardo “Quant’è bello ‘o culore d’è pparole, e che festa addiventa nu foglietto…”

Buona lettura.

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