Il Libro – Il Dio Inquieto Elogio di Diego Armando Maradona di Peppe Lanzetta

“O Re è turnato… A Santa Lucia stanno sparanno ‘o fuoco ammare,‘Ncoppo ‘e quartiere ‘e femmene se vestono cu’e bandiere, Se so’ fermate pure ‘e Stese, stasera ‘o core ‘e Napule sta’ tutto ‘nfuso…”

Era il 16 gennaio del 2017, Alessandro Siani organizzò al Teatro San Carlo uno spettacolo evento in onore di Diego Armando Maradona. Lo show dal titolo “Tre volte dieci” fu emozionante, lo vidi in televisione qualche giorno dopo. Alessandro invitò Peppe Lanzetta che non se lo fece dire due volte e recitò una ballata, una delle sue ballate dedicate all’ultimo re di Napoli: Diego Armando Maradona… O Re è turnato. Fu un tripudio, dentro e fuori al teatro. Dentro, la Napoli bene, quella che poteva pagare il biglietto abbastanza esoso; Fuori, il popolo, lì, fermo ad aspettare per poterlo toccare, anzi solo vedere.

Poi la serata continuò, all’Hotel Vesuvio. Peppe fu invitato a partecipare a quella grande tavolata come si dice dalle nostre parti. La sorte volle che i due, Lanzetta e Maradona, si sedessero uno di fronte all’altro. I due si guardarono. Tanto, in modo intenso. Fissi negli occhi. Occhi incuriositi. Di entrambi. Diego fu il primo a parlare: “Tuoi occhi come miei occhi, noi malinconia”. Poi si alzò sulla sedia e iniziò a cantare.

Peppe Lanzetta rimase basito, stupito, perplesso. Maradona era passato da una riflessione così profonda ad un gesto di grande spensieratezza apparente. Si interrogò Peppe, il cantore degli ultimi, delle periferie dell’animo non solo napoletano. Interrogativi che scavarono la sua notte. Quegli occhi non lo fecero dormire. Cosa cera dietro quelle parole? Quanto era solo quest’uomo? Quanti demoni si portava dentro? Non dormì lo scrittore che amo, l’uomo che scrive ancora a macchina i suoi libri, quel suono dei tasti gli danno l’ispirazione. Uno scrittore che non solo mi fatto conoscere un altro modo di scrivere, mi ha fatto, soprattutto, amare la lettura, i libri in generale, le periferie dell’inquietudine.

Il giorno dopo il figlio di un bronx minore iniziò a scrivere una serie di impressioni, suggestioni una sorta di flusso di coscienza. Durarono giorni, mesi questi pensieri, Negli occhi di Diego aveva visto delle cose che non osava raccontare Peppe Lanzetta e proprio per questo motivo li aveva fissati con la scrittura musicata dai tasti di una macchina da scrivere. È uscito fuori un vero e proprio atto d’amore nei confronti di Diego nella sua essenza, senza distinguere l’uomo dal calciatore come abbiamo letto in questo sterile perbenismo che in tanti hanno vomitato nei giorni dopo la sua morte. Diego si ama, si ama così com’è. Maradona è stato il collante tra la terra e il cielo, il peccato e l’assoluzione. I napoletani gli hanno perdonato tutte le sue debolezze perché se ami una persona, ami anche le sue cicatrici, le sue profonde ferite.

“Ho visto ragazzi fuori. Ho visto ragazzi dentro. Ho visto ragazzi uscire da dentro e andarsene fuori. Ho visto palloni dentro, ma hanno detto che erano fuori. Ho visto palloni fuori e invece erano dentro. Mi son fatto l’idea che non sia un dentro e un fuori, forse c’è solo una linea immaginaria che li separa. Non ho mai amato chi divide il mondo in dentro e fuori.”

È Diego a parlare nello scritto visionario di Peppe. Maradona un Indio nato a Villa Fiorito, in Barrio di Buenos Aires che trova casa in una città che gli assomigliava, che elegge il suo domicilio morale in una città che è come lui. Ricordo ancora l’arrivo di quel folletto e di quell’amore a prima vista fatto di osmosi, di chimica, perché Diego era vero non verosimile, era vero e solo. Diego è uno dei pochi conquistatori che non ha tradito, non ha preso e portato via, ha lasciato un segno indelebile e non sono solo i due scudetti, è tanto altro.

Doveva uscire il 25 novembre Il Dio Inquieto – Elogio di Diego Armando Maradona, edito dalla storica casa editrice napoletana Colonnese Editore, poi la sua morte che reso tutti un po’ orfani e… è stata posticipata al 3 dicembre la sua uscita. Lo avevo prenotato e quando è arrivato mi sono perso in una scrittura che non è un semplice scritto ma un flusso di coscienza, un atto d’amore, una tac con mezzo di contrasto dell’animo di un uomo ricco di cicatrici e ferite.

Peppe Lanzetta in quegli occhi si è perso e mi ha fatto perdere lui da sempre cantori degli irregolari quelli che hanno una marcia in più e anche quelli che hanno una marcia in meno, ha scavato in profondità e mi ha regalato belle e intense pagine.

“… Pure ‘a galera stasera e’ ‘na balera! ‘e Carcerati stanno ‘nfesta aspettano ‘o colloquio con la mano di Dio… Ce sta pure Caravaggio, Cimarosa, Pasolini, Giuvanne ‘o stuorto e tutto l’inferno da’ poesia napulitana, pe’ capì comme se fa’ a segna’ nu goal cu’ ‘na mano”.

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