Il Libro – “Oltre le Regioni – Il caso Campania” di Federico Conte

Oltre le regioni, il caso Campania” il nuovo libro di Federico Conte, edito dalla casa editrice Rogiosi editore, è un testo utile per comprendere le Regioni, la nostra Campania, la sua complessità.

Classe 1972, Conte oltre ad essere un affermato avvocato, è deputato per Liberi e Uguali nonché componente Commissione Giustizia.  “Oltre le regioni il caso Campania” è un contributo utile alla discussione che da anni tiene inchiodato, dopo la modifica del titolo V della Costituzione, il Paese. Un lavoro semplice e lineare nella sua complessità, diviso in due capitoli.

Il primo – suddiviso a sua volta in cinque sotto-capitoli – inizia con “Mezzogiorno ed Europa” ed inquadra la storia, non solo politica, delle Regioni e delle autonomie locali. Nel secondo capitolo, invece, lo scrittore entra nel ventre della nostra Regione, quella Campania Felix ricca di storia, che vive e soffre di Napolicentrismo. Nell’ultimo dei sei sotto-capitoli, “Svolta politica“, l’autore prova, non solo in quanto politico, anche a tracciare una strada.

Federico Conte affronta in modo serio il tema del regionalismo nel quadro europeo e nell’Italia incompiuta guardando l’opportunità che è davanti a noi e al Mezzogiorno: l’Europa Mediterranea. Il Mediterraneo inteso come opportunità per l’Europa e non solo per il Sud, ma per il Paese nella sua interezza.

Lo sguardo – da uomo del Sud – è rivolto in particolar modo a quel Mezzogiorno sul quale le crisi hanno avuto un impatto pressoché generalizzato e hanno visto aumentare la disoccupazione e crollare gli investimenti e i consumi.
Questo – sia ben chiaro – in un quadro non semplice dove la frattura tra politica, istituzioni e cultura, va analizzata e nello stesso tempo ricomposta in un progetto basato su legittimazioni teoriche, proprie dei grandi cambiamenti. Questo processo, dice il deputato scrittore, andrebbe però coadiuvato con scelte organiche, basate su una visione aggregante e lunga, finalizzata a uno sviluppo di sistema sempre più eguale nelle ricadute sociali.

Federico Conte però, come spesso accade in un mondo di chiusura identitaria, sostiene – da buon socialista – che si debba pensare globalmente, ma ciò non basta, è necessario agire localmente. L’autore sente l’esigenza di una svolta, di un nuovo equilibrio nel governo della modernità, rimodulando in senso sociale e culturale il rapporto economico tra locale e globale e tra Sud e Nord, tra la base e il vertice della piramide sociale.

L’obiettivo, la proposta del politico ebolitano, è quella di superare le Regioni così come le abbiamo conosciute in 50 anni di vita. Stesso discorso vale per le Province in cui si articolano le stesse Regioni, suddividendole in sistemi urbani identitari, unione di comuni.

Tutto questo potrebbe essere utile soprattutto al Sud per risolvere problemi atavici e nello stesso tempo al Nord per rafforzare e qualificare il suo ruolo espansivo e inclusivo a livello nazionale e internazionale, e all’Italia per realizzare il sogno di Altiero Spinelli ovvero l’Europa dei popoli.

Lo scrittore ricorda, in queste pagine che scorrono veloci, il tentativo fatto da Claudio Signorile, che facendosi interprete di questo dibattito politico e culturale e dei cambiamenti intervenuti nelle realtà urbane, in particolare nel Sud, che, mosso dell’esigenza di promuoverne una diversa organizzazione, istituì, il 28 gennaio 1982, una “Commissione di studio per un programma dei sistemi urbani nel Mezzogiorno”, composta da professionisti e accademici di discipline sociali, economiche, territoriali e urbanistiche di valore nazionale. La Commissione individuò e definì 15 ambiti territoriali economicamente strategici e socialmente identitari, che potevano diventare 16, se si fosse considerato sistema autonomo la Campania interna rispetto alla Campania Felix. Quel progetto, quel contributo dorme nei meandri oscuri dei cassetti dei Ministeri del nostro Bel Paese.

Il deputato di Leu ci ricorda, inoltre, anche il ruolo delle città, intese come forma associativa generale di soggetti locali pubblici e privati, prese ad assumere le funzioni di “attore collettivo”, entrando direttamente in competizione con altri sistemi urbani nazionali ed europei.

In tutto questo quadro d’insieme però, c’è la Campania, che, come diceva Giuseppe Galasso, è creatura assai più della storia che della geografia. Conte affronta “Il caso Campania”, una Regione diversa dalle altre in quanto al suo interno ci sono realtà istituzionali, socialmente e territorialmente diverse l’una dall’altra, e al loro interno poi c’è Napoli e il suo hinterland, che va sempre più crescendo per densità abitativa per km².

Non poteva che affrontare anche il tema del Napolicentrismo, non come contrapposizione rispetto alle aree interne, ma come risorsa. Il Napolicentrismo, è un neologismo che evoca, secondo Conte, non solo il primato sociale, politico e culturale che la città di Napoli ha storicamente avuto fin dalla sua fondazione nel Mezzogiorno, ma anche il forte squilibrio economico e territoriale che tale primato ha generato.

Il deputato scrittore parte dal convincimento che Napoli, Città/Mondo, è una metropoli fatta di bellezze, case, vita, uffici, strade, prima ancora che di monumenti e musei, di presente e di futuro, e non solo di storia. Ha una sua straordinaria diversità sociale che genera insieme disordine e armonia. Ma non bisogna tralasciare le altre aree territoriali presenti, pur importanti nel sistema Campania.

È necessario, a parere dell’autore, un ripensamento di sé stessa. Un nuovo approccio che deve muovere dalla caratteristica che la rende speciale: la complementarietà attrattiva tra Napoli e il pluralismo locale, che va resa centrale facendo del prossimo quinquennio la legislatura dei territori, fondativa di un nuovo ordine.

L’obiettivo strategico deve essere il rilancio del Mediterraneo come nuova frontiera di sviluppo per l’Europa delle idee, delle tecnologie e dell’innovazione. Guarda con attenzione ad un nuovo Green New Deal, il piano decennale di 1000 miliardi, di cui 100 destinati alla riconversione economica delle aree maggiormente dipendenti da industrie inquinanti. In una gestione spesso inefficiente del potere, il sistema Regione dovrebbe evolvere in Campania in maniera intelligente e articolarsi in enti intermedi, unione di comuni, cui delegare tutti i compiti di gestione nel proprio territorio, riservandosi le funzioni di Ente di programma e controllo delle autonomie locali, e di protagonista politico della filiera Mezzogiorno-Stato-Europa.

Insomma, un libro che dà molti spunti di riflessioni. Utile per pensare, scusate il gioco di parole, a come ripensare il Paese e la nostra Regione.

One thought on “Il Libro – “Oltre le Regioni – Il caso Campania” di Federico Conte

  • 23/06/2020 in 22:23
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    Condivido pienamente il pensiero di Conte sulla eliminazione delle Regioni e Province……

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