Il Libro – “Senza manette” la vita del “Califfo”, tutto il resto è noia

“Senza manette” è un libro che ho cercato per tanto, tantissimo tempo. Introvabile. Avevo già letto “Il cuore nel sesso”, ma è un libro diverso da questo. Un manuale di consigli dell’ars amatoria, divertente, profondo, ma sentivo il bisogno di entrare nella vita di un poeta che ho amato.

A “portarmelo” ci ha pensato Amazon. Mi ha mandato un messaggio. L’algoritmo si sarà attivato con la mia ricerca, insistente, durata mesi e mesi. La risposta era sempre la stessa: nessuna ristampa per il momento. Poi, in una notte calda d’estate un mail, dal deposito sarà spuntata fuori una vecchia edizione, cartonata e la proposta è stata allettante: solo pochi euro. Lo prendo. Subito. N’è valsa la pena.

Non amo le biografie, ma quella in questione è più di una biografia, è un libro che si lascia leggere tutto d’un fiato. Un viaggio per scoprire la vita di un grande cantautore che regala al lettore le emozioni e i sentimenti da vissuti in prima persona. Tante le curiosità e gli aneddoti che mettono a nudo l’anima di un uomo che ha avuto il coraggio di fare a pugni con la vita, con la consapevolezza serafican di chi sa che nessuno può sconfiggerla.

Sto parlando di un libro culto, la biografia del Prévert di Trastevere, una sorta di autobiografia che è di gran lunga più di un romanzo del grande Califfo, Franco Califano. “Senza manette” è la narrazione di un percorso tortuoso di vita che, sempre con uno stile senza troppi fronzoli, racconta gli episodi più importanti della vita di Califano, senza tralasciare – ovviamente, come fa intuire il titolo – i problemi, tanti, avuti con la giustizia, le umiliazioni del carcere, quello che annulla ogni essere umano. Episodi di vita privata che si confondono con quella pubblica legata alla sua poetica, alle sue canzoni che tanto ho amato.

Non si diventa il Califfo per caso. E neanche per un’astuta operazione di marketing. Tra Franco Califano e tanti sedicenti maledetti c’è una vita di mezzo. A partire dalla nascita, sui sediolini di un aereo tra la Libia è Johannesburg. Da Noceta-Pagani i genitori erano dell’Agro, fino a Roma alle notti brave, alla Milano da Bere, ai Sanremo da vivere e vincere con Peppino di Capri. Una vita a scappare dai collegi, tra risse, bische e avventurieri, a battere le terrazze delle case popolari per racimolare un po’ di sesso.

Per diventare il Califfo bisogna muovere i primi passi dormendo nella macchina di un amico, passare mesi in ospedale a guardare la morte negli occhi e poi riderle in faccia. Bisogna finire in galera senza capire bene il perché e combattere per non rischiare di impazzire come succedeva ad alcuni compagni di cella, fra cui Pietro Valpreda. Bisogna avere la forza di riemergere dopo le accuse infamanti, l’ostracismo generalizzato, certi amici che fanno finta di non conoscerti. Bisogna scrivere tanti capolavori della musica italiana.

Franco Califano in questo libro si racconta, senza filtri, facendo vivere al lettore tutti gli aspetti della sua vita maledetta e straordinaria. Racconta le donne, le tante avute e le poche amate davvero. Il sesso fatto per dare piacere o per scacciare il dolore, come quella volta durante il funerale del padre. I compagni di viaggio come Luigi Tenco, Gino Paoli, Marcello Mastroianni, Diego Armando Maradona e gli “amici di Villa Solitudine”. Più qualche curiosità inaspettata, come il mistero nascosto dietro la sua voce profonda e rauca che ha dell’inconfondibile.

Califano, con il supporto di Pierluigi Diaco, mette su pagina la sua vita border line ricca di vitalità e solitudine pur stando in mezzo a tanti. Un bel libro che consiglio soprattutto a chi non conosce il Califfo o lo conosce solo per sentito dire.

Dopo la lettura che dopo questa vita tutto il resto è veramente noia.

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