Il libro – Vita segreta di Maria Capasso, da libro a film con Luisa Ranieri

Vita segreta di Maria Capasso” è il libro di Salvatore Piscicelli del 2012 e che, 6 anni dopo, è diventato un film neorealistico contemporaneo in onda, in queste ore, su Sky Cinema, a cura dello stesso autore.

La trama di “Vita segreta di Maria Capasso”

La storia parla di Maria Capasso, una donna che parte dalle periferie di Napoli e arriva al Vomero. Estetista part-time ama suo marito e gli sarà sempre riconoscente per averla tirata fuori da una condizione di sottomissione familiare. Vive dignitosamente e serenamente la sua esistenza in un periferia dell’animo. Antonio, il marito, scopre di avere un tumore allo stomaco e le sue condizioni da subito si rivelano disperate. Lei, una bella donna attraente, coraggiosa e intraprendente, con il terrore di non riuscire da sola a tirare avanti, si lascia aiutare e corteggiare da un suo spasimante, il danaroso Gennaro, che ufficialmente è proprietario di un autosalone. In realtà fa altro, ben altro. L’uomo la coinvolge da subito anche nei suoi affari loschi e lei scopre una lato del suo carattere inaspettato che la spingerà in un vortice criminale estremo, ma assai redditizio.

Maria ben si adatta a quel mondo ed entra in guerra, prima con sé stessa, poi con il mondo esterno, con la giungla metropolitana, la realtà crudele che le gira intorno. “Vita di Maria Capasso” è nel contempo un racconto di dolore e la narrazione di un riscatto. È nello stesso tempo orgoglio, rancore e soprattutto volontà di affermare con qualsiasi mezzo un’identità e un ruolo. Nel film, ad interpretarla, è Luisa Ranieri che si rivela perfetta per dare alla sua escalation sociale il segno di una crudeltà, per accompagnarla con un riscatto morale molto ma molto atipico. Un melodramma familiare che si trasforma in thriller. Maria diventa ben presto una dark lady passando da casalinga disperata a imprenditrice cinica e ambiziosa. Una storia da leggere, divorare, o da vedere.

Il film, prodotto da Palomar e distribuito da Vision, lo consiglio anche ai non amanti del genere, i colori son quelli delle soap, ma più cupi, il sole non è mai sole, sembra ingrigito. In questa pellicola, fin dalle prime battute, Piscicelli non le manda a dire e prima di far partire la sigla, una straordinaria “Splendido Splendente” di Donatella Rettore, riprende Maria (Luisa Ranieri), il suo volto in primo piano, gli occhi che parlano, lo sguardo arido e incazzato che dice alle telecamere: “Mi chiamo Maria Capasso e ve lo dico papale papale, non me ne fotte un cazzo di quello che la gente potrebbe pensare di me e delle cose che ho fatto. Ho agito per amore e tanto basta”.

Salvatore Piscicelli

Cineasta indipendente, un regista atipico rispetto al panorama italiano. Debuttò come documentarista con “La canzone di Zeza” nel 1976 per poi continuare con “La Canzone di Marcello” con Marcello Colasurdo, con una matrice politica e sociale forte. Il suo lungometraggio di esordio risale al 1979, “Immacolata e Concetta” interpretato da Ida Di Benedetto e Marcella Michelangeli. “L’altra gelosia“, nel 1980, fu presentato alla Settimana Internazionale della Critica del 33º Festival di Cannes. Classe 1948 di Pomigliano d’Arco, Piscicelli può essere considerato “il padre spirituale” di tutte le Nouvelle Vague partenopee.

Tornato sul set dopo ben 15 anni da “Alla fine della notte”, Vita segreta di Maria Capasso è il suo nono film. In questa pellicola, riesce ad imprimere un’asciuttezza narrativa che segna. Le donne nel mondo cinematografico e letterario di Salvatore Piscicelli hanno sempre avuto un grande peso, al punto che i loro nomi sono presenti nel titolo dei film, quasi ad enunciare l’inequivocabile centralità narrativa del ruolo femminile e a sottolineare il tutt’uno con il contesto, la storia e i personaggi. Immacolata, Concetta, Rosa, Regina e l’ultima, Maria Capasso.

Piscicelli quando parla di Napoli non dipinge, scolpisce. Incide a fuoco le sue “donne” alla quali dà un carico da novanta, un peso da portare sulle spalle. Le sue storie, le sue donne racchiudono tante contraddizioni storiche irrisolte e la città partenopea è per lui la chiave per narrare storie, spesso, universali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *