Pablo Neruda e Mario Alicata: un racconto a base di cipolla

Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera

Mai come in questi giorni i versi di Pablo Neruda risuonano nelle nostre ore colme dei nuovi silenzi che abbiamo vissuto, già forse lontani e già rimpianti, una primavera che sta scoppiando, nonostante tutto … nonostante l’uomo.

Allora, per parlare di Uomini, torniamo indietro, indietro nel tempo, negli anni, nella Storia, lasciandoci accompagnare dalle parole di Tonino Scala e Andrea De Simone e del loro ultimo libro:

Neruda, la cipolla e le lacrime di Mario Alicata

La prima volta l’ho letto da “maestrina”(e neanche tanto visto che di refusi ne ho trovati ancora oggi), la seconda volta da amica ma, per poterne fare una recensione, dovevo leggerlo da lettrice, ed eccomi qui, dopo una mattinata trascorsa in compagnia, virtuale, del mio amico Tonino, delle sue pagine, delle sue parole, che oggi mi hanno fatto “sbandare” da Pino Mauro a Pablo Neruda, dalla Duchesca, a Parral a via Tragara, volo pindarico direte voi … apparentemente si, ma io sono sicura che se gli lascio una mezza giornata Tonino è capace di trovarmi un collegamento Mauro-Neruda!

Con la sua ultima pubblicazione Tonino Scala, insieme all’amico Andrea De Simone, ci fa intraprendere un viaggio, nel tempo e nello spazio, con una scrittura che, con tocco leggero e rispettoso, ti porta in giro per le stradine di Capri, tanto che ti sembra quasi di sentirne i suoni, gli odori, il tepore del sole e la fresca brezza del venticello che arriva dal mare.

Io non ci sono mai stata, eppur mi pare di vederla, quella famosa via Tragara… “Solitaria Capri, vino di chicchi d’argento, calice d’inverno, pieno di fermento invisibile …” una delle più belle passeggiate di Capri tra palme, eucalipti e cipressi, costeggiando alcune tra le più belle e storiche dimore capresi, al numero 19 ci fermiamo, c’è la villa Lo studio, adiacente alla casa di Arturo, la “Gentilina”, ultima dimora di Edwin Cerio, ingegnere, naturalista e già sindaco di Capri., ed è in questo paradisiaco panorama che, nell’inverno del 1952, arriva all’improvviso, la Storia. Arriva in coppia, il poeta e politico cileno, per il quale sono insorte le folle di intellettuali, costringendo il governo italiano a tornare sui suoi passi e la sua amata, Pablo Neruda e Matilde Urrutia, faranno diventare l’esilio un’occasione per il loro Amore, lo trasformeranno nella loro luna di miele. Tonino ce li racconta quei momenti, tragicamente spettacolari, dell’arrivo di Neruda a Roma, della folla esaltata che lo attendeva e lo acclamava, ce li racconta con il fervore che solo un Compagno che parla del Compagno può avere e vorrei tanto chiedergli quanta nostalgia si può avere, pur non avendolo vissuto di persona, di un momento come quello, di un fervore così intenso, di un tempo, che oggi possiamo solo immaginare, in cui il popolo della sinistra, non solo italiana, si riconosceva in una comunità caratterizzata da legami di autentica solidarietà, attraverso i quali riusciva ad aiutare, o perlomeno a tentare, i Compagni costretti a fuggire dai loro paesi per sottrarsi alle violenze e alle persecuzioni dei loro governi? Poi comprendo che la risposta Tonino già me l’ha data, ed è proprio questo libro. E’ da questo punto di vista che voglio immaginare Tonino e Andrea a guardare alla storia di Pablo e Matilde a Capri, perché oltre che come una passione verace, possa passare la grande lezione di umanità, di libertà e di Politica, notare la maiuscola, da tener presente per recuperare quei valori fondanti nel tentativo di ricreare una nuova sinistra

La risposta è nel desiderio di raccontarli quei momenti, nello scegliere tra tutti gli aneddoti legati al soggiorno di Neruda a Capri, quello apparentemente meno “politico” se così possiamo dire, si, solo apparentemente perché vede l’entrata in scena di un altro grande Compagno storico: Mario Alicata.

A questo punto Tonino e Andrea imbandiscono la tavola e ci invitano ad accomodarci, ci racconteranno la genesi della famosa sfida: “La cipolla, ad esempio, come la cuciniamo noi cileni non la cucina nessuno” dirà il poeta cileno, affermazione avvertita a mò di anatema da un napoletano come Mario Alicata,  non nato a Napoli ma che si sente più napoletano dei napoletani, scusate il gioco di parole ma è per far capire l’intensità della napoletanità, sulla cipolla poi, protagonista indiscussa di uno dei piatti più squisiti della tradizione napoletana: la genovese, tanto più affascinante quanto più misteriosa è la sua origine! No, non si può lasciar cadere la frase galeotta che porterà a quella che possiamo definire una sfida d’Amore, Amore a 360°, che lì, seduti a quella tavola, ci sono davvero tutti gli elementi più appassionanti che possono riempire ogni secondo della vita.

Una chicca del libro, secondo me, è il ritratto gentilmente ironico dei poliziotti che sono “costretti” a seguire e sorvegliare l’esule Neruda, il quale ne è ben consapevole e, spesso e volentieri, gioca con i due agenti che quotidianamente assistono a quello che, sin dai primi giorni, diventa un appuntamento irrinunciabile per il poeta: la spesa dai produttori locali, dando anche luogo a simpatici siparietti che possono nascere da un equivoco come quando don Pablo si accinge a scegliere le cipolle per la sfida – “Attento alle rosse” “Grazie per il suggerimento, ma sono un esperto. Con le rosse ci convivo.” Il riferimento era alla chioma della compagna. I due agenti turbati da questo scambio di parole sottovoce iniziarono a preoccuparsi. Si guardavano tra di loro e non sapevano se fare o meno rapporto al loro superiore. È proprio vero, l’amore è il gesto più sovversivo e rivoluzionario che possa esserci.-

Saranno lacrime, quindi, ma di gioia, per il puro piacere di preparare e gustare piatti di cui troviamo anche le ricette, ben descritte da Andrea De Simone e di commozione, per la meravigliosa dichiarazione d’amore che Pablo rivelerà alla sua Matilde proprio durante la cena … per cui non perdetevelo!

 

Giusy Somma

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