Intervista “augurale” a Gino Rivieccio, tra vita privata, lavoro e coronavirus

Non è la prima intervista che faccio a Gino Rivieccio: una, ad esempio, apparve sul numero di Settembre-Ottobre 2014 di “Articolo 16”. Un’altra volta gli feci da “spalla” durante un’Asta di Solidarietà organizzata dalla gloriosa ex Circumvesuviana dove il Gino “Campano” (il titolo di Gino “Nazionale” se lo contendono Bartali e Paoli…) fungeva da “battitore”, con tutto il suo frizzante e coinvolgente humour.

Questa è un’intervista “augurale” perché il mio amico, più vecchio di me di ben 14 giorni, non sta attraversando un buon periodo di salute!

Gino, come stai? “Meglio, molto meglio, piano piano stiamo recuperando. Diciamo che ora vedo l’uscita dal tunnel, ma contro questo corona-virus me la sono vista brutta!”

È vero che i personaggi che più hai amato sono stati i cosiddetti “perdenti”, ovverossia gli “ultimi”? “Geneticamente mi sono sempre messo a favore dei più deboli, dei meno protetti, e quindi, anche nel trasferimento dalla vita reale al palcoscenico, sicuramente ho strizzato loro l’occhio. Pero è anche vero che spesso ho ridicolizzato i “potenti”; basti pensare a tutte le parodie e le caricature che ho fatto in questi 40 anni sui nostri governanti, territoriali e nazionali”.

Nel “dorato” Mondo dello Spettacolo c’è più Fede o più superstizione? “Fede, inteso come Emilio Fede, nonostante l’età, c’è sempre e mi fa piacere perché resta un personaggio unico nel suo genere. E poi è un mio grande estimatore. La superstizione conta, in teatro poi non ne parliamo: i riti, le scaramanzie, prima di andare in scena, si sprecano. Ed anche io, con la dovuta misura, non mi sottraggo”.

Nello stesso ambiente regna sovrana la falsità: hai qualche amico vero, qualche amica sincera? “Certamente! Ho degli amici sinceri la cui amicizia spesso si è formata in un camerino di un teatro, in una tournée.
Pensa che quando sono stato a letto in ospedale a combattere contro il Covid, ho avuto messaggi di colleghi che mi scrivevano anche due volte al giorno!”

I tuoi punti di riferimento nella Vita? “La famiglia innanzitutto, i valori morali, il lavoro, il Napoli che ha colorato molte giornate della mia vita. Ma, soprattutto, una certa spiritualità che mi porta a mantenere ottimi rapporti con il Capotreno che, 62 anni fa, in una gelida mattina di gennaio, decise il binario sul quale avrei sferragliato”.

I tuoi punti di riferimento nel Mondo dello Spettacolo? “In primis Toto’, anche se per la mia formazione artistica mi sono sempre ispirato a Walter Chiari e all’immenso Gigi Proietti. Senza volerlo sono loro che hanno rappresentato il mio punto di riferimento artistico quando, contro la volontà di mio padre, decisi di fare quello che poi sono riuscito a fare”.

La recitazione è più istinto o più scuola? “È vocazione che, però, necessita della scuola. La scuola ti dà la patente, ma se non sei dotato puoi avere tutti gli insegnanti che vuoi non succede niente.

Vale più l’esperienza degli adulti o l’entusiasmo dei giovani? “L’ideale è mettere insieme i due ingredienti: adoro stare con i giovani, hanno una carica che ti trasferiscono anche in scena. Sono molti gli spettacoli nei quali ho coinvolto giovani dei laboratori teatrali, a cominciare dal “Teatro Toto’”. La nostra esperienza al servizio dei giovani e del loro entusiasmo scatena un risultato vincente”.

Se dovessi raccontare a qualcuno chi è Gino Rivieccio cosa diresti? “Un professionista che non ha mai tradito il pubblico e se stesso, che si è messo in gioco sempre, che ama provare nuove esperienze musicali e teatrali e che non ha mai speculato su Napoli e le sue debolezze. E quest’ultimo è uno degli aspetti che il pubblico mi riconosce di più”.

Il successo per te ha significato? “Andare a letto più tranquillo, più sereno. Non nascondo che mi sia servito anche per avere qualche agio in più. Ma, soprattutto, mi è servito per far arrivare prima e a più gente quello che avevo in mente, di diffondere più facilmente un mio pensiero o un mio impegno”.

Sono trascorsi oltre 40 anni dal tuo esordio: cosa è cambiato da allora? “Molto, dal gusto del pubblico al modo di comunicare. Il teatro però a parte le innovazioni tecnologiche (penso alle luci, alla fonica) non è cambiato. Romeo e Giulietta lo puoi fare come 40 anni fa. Anzi la gente vuole che si rappresenti come 40 anni fa”.

Se Napoli fosse una canzone sarebbe? “Nel blu dipinto di blu, meglio conosciuta come “Volare”, solo che spesso le vengono tarpate le ali. Come se ci fosse qualche ingranaggio misterioso che ruota contro e non le consenta di spiccare il volo. Forse siamo anche noi napoletani che non sempre dimostriamo di tenerla a cuore e in ogni caso non sempre facciamo tutto il possibile per proteggerla da chi pratica lo sport preferito del ventennio: lo “SputtaNapoli”. Una cosa che m’indigna molto”.

Quando pensi a Napoli come un fiore l’immagini? “Un girasole, che resta il mio fiore preferito”.

Quale è il Gotha dei personaggi famosi di Napoli per Gino Rivieccio? “Ho una mia nazionale di maitre a penser, da Ghirelli a La Capria, da De Crescenzo a Marotta fino a De Giovanni. La scomparsa di Masullo ci ha resi ancora più orfani di un pensiero intelligente e originale sulla capacità di analizzare la nostra terra”.

Il Corona-virus, fra l’altro, ha bloccato il tuo spettacolo e l’uscita del tuo libro: vuoi parlare di entrambi le cose? “Ci rifaremo appena le circostanze ce lo consentiranno e la situazione ritornerà sotto controllo. È solo tutto rimandato. Perché purtroppo “Siamo nati per soffriggere”.

Quale domanda ti aspettavi ed, invece, non ti ho posto? “Che ne penso di Conte e dell’Inter di quest’anno”.

Con la vivissima speranza di poterci abbracciare al più presto possibile ed immaginabile, ti confermo che al Cral Circumvesuviana del Presidente Gianfranco Lombardo ti aspettano per la presentazione della tua ultima fatica libraria, così come fatto con Benedetto Casillo, Gaetano Amato, Antonio Fiorillo, Corrado Taranto, Tonino Scala (che dovrà presentare le sue ultime fatiche letterarie, quali “Lamù, racconti di anime”, “Pablo Neruda, la cipolla e le lacrime del Compagno Alicata”, “L’ultimo rigore”, “Janare”, “Ed è subito sera”, tanto per citare solo quelli usciti dopo “Felicissime Condoglianze” presentato al Cral Circumvesuviana il 16 novembre 2016…).

 

Emilio Vittozzi

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