Castellammare saluta Ciro D’Auria: il ricordo di Tonino Scala

Di Tonino Scala

Ciro D’Auria non c’è più, ha deciso di lasciarci alla vigilia di un Natale diverso da tutti gli altri. Un Natale ricco di paure, non Natale non Natale dove non è possibile nemmeno abbracciarsi.

Lo ha fatto in silenzio, in punta di piedi. Senza clamore, con lo stile che sempre ha caratterizzato la sua vita.

Uomo determinato Ciro, capatosta, amava la vita ed è così che lo voglio ricordare.

Litigavamo, spesso.

Facevamo pace senza dircelo.

Bastava una chiamata, un incontro fortuito e senza dirci niente, le liti, tutte di natura politica, sulla visione del mondo, della società, scomparivano. Forse non potevano nemmeno essere definite litigate. Erano discussioni, animate, fatte con la passione che due vecchi compagni si portano dentro.

Non mi sembra vero. Non avrei voluto mai ricevere quella chiamata. Prima Peppe Bruno, ora Ciro D’Auria. Una notizia che mi lascia un vuoto ricco di ricordi.

Fu una pasta e fagioli con le cozze a farci conoscere. Era una festa dell’Unità, fine anni ottanta credo. Il mio compito era servire ai tavoli. Lui cucinava, e come cucinava. Ricordo ancora l’odore di quel piatto povero che grazie alla sua arte diventava ricco. Ad ogni iniziativa di autofinanziamento mi facevo mettere al suo stand, si mangiava, ci si divertiva e si stava tra compagni. Sì, Ciro era un compagno nell’accezione vera del termine cum-panis, colui con cui spezzi, insieme, il pane. Che poi anche se non era pane erano… calzoni fritti, graffette o tante altre cose buone e semplici. Migliorista della prima ora, mi prendeva in giro, sempre.

“Sai qual è la differenza tra me e te?”

Pur conoscendo la risposta dicevo “quale?”

Sorrideva, con quel sorriso che gli riempiva la faccia e fiero diceva: “Tu sei rimasto comunista io sono l’evoluzione del comunismo. Hai presente la differenza tra l’ Homo erectus e l’Homo sapiens? Ecco io sono il sapiens, l’evoluzione, tu sei rimasto erectus!”

L’Alfasud, le lotte, l’amicizia con Giorgio Napolitano, le sottoscrizioni, i comitati cittadini, i Festival dell’Unità, le chiamate: aggio fatte e graffe passe ja…

Mi mancherai, ci mancherai.

Alla famiglia, ai figli, alla moglie, ai compagni tutti, a quelli che lo hanno voluto bene, un abbraccio forte. Un abbraccio e nulla più.

È in questi momenti che mi rendo conto che la nostra è stata una grande storia.

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