Coronavirus nel mondo: le misure delle altre nazioni

“Ci stanno guardando dall’Europa e dal mondo per i decreti che abbiamo approvato. Anche nella ripresa, l’Italia è ammirata”. Con queste parole, Giuseppe Conte, l’altra sera, si è “appuntato sul petto” la medaglia del cosiddetto modello Italia, ovvero come la nostra nazione sta cercando di far fronte all’emergenza del Coronavirus. Ma è realmente così? Francia, Germania e le altre nazioni, stanno realmente prendendo il Belpaese come punto di riferimento nella lotta al Covid-19? Quali sono le misure prese dalle altre principali potenze mondiali?

La Francia, Macron fa marcia indietro

La Francia si trova in regime di lockdown a causa dell’epidemia da coronavirus dallo scorso 17 marzo, con qualche giorno di ritardo rispetto al nostro paese e soprattutto dopo una serie sconsiderata di eventi come il grande raduno dei puffi, la partita di Champions del PSG con i copiosi festeggiamenti di fine gara  e il primo turno delle amministrative volute fortemente da Macron, che non hanno visto il celebrarsi del secondo turno a causa dell’aggravarsi della situazione nel paese d’oltralpe. Ad oggi, nonostante gli annunci del presidente della Repubblica francese, le scuole francesi resteranno chiuse almeno fino al mese di giugno, non ci sarà dunque l’apertura progressiva dall’11 maggio annunciata dall’Eliseo. Allo stesso tempo, il primo Ministro ha annunciato, lo scorso 28 aprile, all’Assemblea Nazionale francese che la stagione agonistica in corso non sarà terminata. La Francia, insomma, al netto degli annunci sembra ancora impelagata nella fase più critica della pandemia.

Germania, scuole chiuse e fabbriche aperte

Risale l’indice di contagio in Germania, il fantomatico R con 0 sempre menzionato dal titolare del dicastero alla salute italiano, è passato dallo 0,7 al 1 il che significa che per ora la situazione è ancora controllabile e che ogni persona infetta da coronavirus ne infetta un’altra in un rapporto che si mantiene, per ora, costante nel tempo. Il timore è che l’indice possa oltrepassare la soglia, il che significherebbe che sul medio periodo anche un sistema sanitario efficiente come quello tedesco, che conta un numero di posti letto di terapia intensiva tra i più alti in Europa, rischierebbe il collasso. Dunque, in Germania si pensa se continuare con la fase 2 o stoppare per un attimo il processo e restringere nuovamente le maglie dei provvedimenti in tema di contenimento di coronavirus.
La Germania è in regime di lockdown dal 21 marzo, quando le scuole erano chiuse già da 6 giorni, mentre non è mai stata stoppata la produzione non essenziale come invece deciso in Italia e Spagna.

Spagna “come” l’Italia

La Spagna, invece, ha avuto una genesi rispetto alle misure del coronavirus molto simile all’Italia, Il neoeletto Gobierno de coalicion di Pedro Sanchez, dopo appena un paio di mesi dal suo insediamento, si è trovato costretto a richiedere, per la seconda volta nella storia democratica spagnola, lo “estato de alarma” e dunque a imporre il lockdown, in Spagna verso la metà di marzo, prorogato per la terza volta in questi giorni. Se nella “fase 1”, gli iberici, hanno praticamente messo in campo tutte le misure decise in Italia, la “fase 2” sarà leggermente differente da quella italiana, e vedrà le maglie allargarsi di più e prima. Ci saranno misure differenziate a seconda delle curve dei contagi delle varie provincie. A differenza del nostro paese, la Spagna conta di aprire molto prima i bar e i ristoranti, ovvero l’11 maggio, con limitazione di un terzo rispetto alla capienza totale dei posti all’aperto, aprendo addirittura il 25 maggio cinema e teatri, sempre limitando i posti ad un terzo.

La Gran Bretagna e l’immunità di gregge

La Gran Bretagna dopo la balzana idea dell’immunità di gregge, dove Boris Johnson dichiarò che sarebbero morte un po’ di persone e che non avrebbe adottato nessuna misura di contenimento contro il coronavirus, ha assunto misure di contenimento per il Coronavirus. Tra il 21 e il 25 marzo sono state chiuse le scuole, chiusi i negozi non essenziali e poi sono stati vietati gli spostamenti non essenziali. La fine del lockdown era prevista per il prossimo 7 maggio, ma ad oggi non è ipotizzabile una “fase 2”, forse complice del grande spavento del Premier Britannico che si è ritrovato in un reparto di terapia intensiva a causa del Covid-19, ma soprattutto del grande numero di morti che si sta registrando in questi giorni in Gran Bretagna.

Svezia, l’eccezione

Vediamo, dunque, che nelle maggiori democrazie europee, quelle che sono più studiate nell’ambito comparatistico e quelle che hanno economie e stili di vita più simili, il modello di contrasto al coronavirus è molto simile, con piccole sfumature tra i vari casi.

C’è un paese in Europa che ha scelto un’altra strada, questo è la Svezia che invece del Lockdown ha deciso di passare direttamente alla “fase 2”. Infatti, il paese svedese ha adottato misure del tipo: lezioni da casa, obbligo a bar e ristoranti di servire solo ai tavoli, divieto d’assembramenti con più di 50 persone. Praticamente il paese nordico, ha evitato il lockdown. La ricetta si basa su fiducia nei cittadini, distanziamento sociale, norme sull’igiene e difesa degli anziani nelle RSA. La Svezia ha deciso di affrontare così il coronavirus, iniziando direttamente la fase di convivenza, forte anche del fatto, le caratteristiche sociali e demografiche svedesi, non si ritrovano in Italia. Se il modello alla fine risultasse vincente, questi varrebbe per la Svezia e paesi con caratteristiche simili.

Coronavirus, c’è una ricetta vincente?

Vediamo dunque plasticamente che ogni stato ha ricette più o meno simili, talvolta ci sono invece modelli differenziati di ripartenze, decisioni di chiudere o non chiudere determinati comparti produttivi. Le scelte dei singoli Governi sono influenzate da una serie di fattori, che passano dalla non univocità della comunità scientifica su un fenomeno troppo giovane per essere categorizzato e standardizzato. Ma ci sono anche altri fattori come il tessuto sociale, i comportamenti e la recettività dei cittadini di riferimento, ma vanno tenuti in conto anche gli interessi economici e le condizioni dei vari sistemi sanitari.

In conclusione possiamo dire che non esiste la ricetta vincente, ma esistono varie ricette che si applicano alle condizioni date nel singolo paese prese in esame come in Cina, dove un regime a partito unico è riuscito ad arginare il coronavirus sigillando una porzione di territorio, imponendo un Lockdown totale, dove non era consentito neppure uscire di casa per comprare i beni di prima necessità ma era lo stato a provvedere alla consegna dei beni nelle singole abitazioni.

Una cosa è certa, la pandemia ha colpito tutti gli angoli del mondo e più o meno tutti gli stati si trovano dinnanzi al problema di dover contenere la pandemia e di trovare soluzioni alla mancanza di risorse economiche per le classi più deboli, che da quando è iniziata l’emergenza e le misure di contenimento del coronavirus si sono trovati senza i mezzi di sussistenza.

La sfida dei Governi di tutto il mondo è ardua, in Europa, si spera che l’UE faccia piani di rilancio economici in grado di far ripartire il vecchio continente e farlo tornare quanto meno ai livelli precedenti alla pandemia.

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Vittorio Crispino

Nato a Torre del Greco. Laurea magistrale in Scienze della Politica presso l'Università "La Sapienza".

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