Finanziamento pubblico ai partiti: il rischio di una deriva elitaria

È notizia di questi giorni – divulgata dal quotidiano spagnolo ABC – quella di un presunto finanziamento di 3,5 milioni di euro proveniente – nel lontano 2010 – dal Venezuela e più precisamente dal Governo di Chávez in direzione Milano, nelle mani di uno dei fondatori del M5s, ovvero Casaleggio senior.

La notizia è stata respinta con forza dai leaders del M5s e dal Presidente Conte in persona e dall’Italia il partito pentastellato grida vendetta, annunciando una querela. Stesso schema anche dal Venezuela, dove anche lì si minacciano querele per una notizia bollata come “falsa”. Del resto, i due protagonisti – Chávez e Casaleggio sono entrambi morti e dunque non sarà possibile ascoltare i diretti interessati.

L’allora Ministro degli esteri – che secondo il quotidiano spagnolo avrebbe avallato l’operazione – è l’attuale presidente Maduro: una bella gatta da pelare, ma dal quotidiano spagnolo replicano con forza che la notizia è stata verificata, che il documento è stato consegnato già a febbraio, che i diritti interessati sono stati contattati per dare spiegazioni, non abbiano dato risposte in merito e che le fonti sono accreditate.

Del resto, il quotidiano spagnolo è di matrice conservatrice e ha un chiaro interesse editoriale a gettare fango sul Presidente Maduro e sul partito di Governo italiano che non riconosce il Governo golpista di Guaidò. Dal giornale spagnolo tengono a ribadire che non pubblicano notizie non verificate aggiungendo che anche per il partito di Governo spagnolo Podemos ci sarebbero documenti che certificano finanziamenti illeciti dal Venezuela, ma che questi ultimi non sono stati pubblicati perché non ne è possibile verificare la veridicità.

Insomma, il giornale spagnolo sembra avere spalle larghe e timore zero nei confronti delle minacce.

Con ogni probabilità, non sapremo mai se questo scambio di denaro è effettivamente avvenuto, fatto sta che il tema che apre questa vicenda è uno: il finanziamento della politica. Il m5s si è sempre schierato contro il finanziamento pubblico dei partiti politici, arrivando a rifiutare nel 2013 il rimborso elettorale. Ma si sa, la politica costa e le macchine elettorali, le iniziative, gli apparati di partito in qualche modo vanno finanziati e le fonti di finanziamento del movimento sono sempre stato poco chiare.

Se non è lo Stato che finanzia la politica, questo compito a chi è demandato? Il rischio di uno scivolamento verso un finanziamento effettuato da grandi interessi privati e da capitali occulti è alto quando lo stato arretra e le necessità della politica restano inalterate. L’operazione populista del movimento ha portato a demonizzare i costi della politica in generale, fino ad arrivare al punto da far approvare un disegno di legge costituzione sulla riduzione del numero dei parlamentari sacrificando la rappresentanza democratica sull’altare della spending review.

Servirebbe uno scatto d’orgoglio della politica tutta, i partiti dovrebbero tornare sui propri passi e ripristinare il finanziamento pubblico ed evitare un inutile – dal punto di vista finanziario – e dannoso – dal punto di vista di tenuta democratica e di produttività del Parlamento – taglio dei parlamentari, altrimenti la politica tornerà ad essere – come gli inizi del 900 – un fatto elitario, legato al censo, in mano ai ricchi ed ai gruppi di pressione con grandi capitali a disposizione.

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Vittorio Crispino

Nato a Torre del Greco. Laurea magistrale in Scienze della Politica presso l'Università "La Sapienza".

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