Italia, si riapre il dibattito sulla legalizzazione della “cannabis”

All’indomani di una serrata forzata in tutta Italia e di un blocco di quasi tutte le attività economiche, il Governo, ha dovuto adottare due manovre economiche per ben 75 miliardi di euro per fronteggiare produzione industriale ai minimi termini, aumento della disoccupazione e crollo dei consumi. Insomma, un quadro economico abbastanza deprimente. In attesa che i miliardi spesi in deficit diano le risposte sperate, l’Italia non può fermarsi qui. Servono nuove idee, idee atte a creare lavoro, ricchezza, economia reale.

Ed è da questa necessità che, in più ambienti, inizia a rimbalzare con forza un’idea che rimanda ad una delle tante lotte del passato: la legalizzazione dell’oro verde, ovvero della cannabis.

La cannabis risorsa economica: togliere alla criminalità per dare allo Stato

Sia chiaro, la cannabis non viene vista come cura per risolvere tutti i problemi economici del paese, ma sarebbe un intervento con un altissimo impatto sociale ed economico. Ormai, gli studi ci dicono che i consumatori di cannabis in Italia si aggirano attorno ai 6 milioni di persone. Un’utenza che, per reperire il prodotto, deve recarsi presso chi, ad oggi, detiene il monopolio nel nostro paese: la criminalità organizzata.

I nostri concittadini che consumano cannabis, infatti, sono costretti a connettersi con il mondo criminale, finanziandolo, e sono costretti a nascondersi, a restare nell’ombra, a stare nella zona grigia che separa criminalità e forze dell’ordine.

Parliamo di una montagna di soldi, di miliardi, che impiega lo Stato per combattere i reati inerenti alla detenzione e al piccolo spaccio della cannabis. Risorse spese per le indagini dalle forze dell’ordine, per i mezzi e per gli uomini impegnati su questo settore, a cui aggiungere i magistrati, le carceri e tutto l’apparato: soldi buttati in fumo!

L’adozione di un provvedimento che regolamenti l’uso della cannabis a scopo ricreativo, invece, genererebbe entrate di extragettito fiscale che vanno, dai 5,9 agli 8,8 MILIARDI di euro annui, derivanti dalla vendita del prodotto, sotto il suo monopolio, e dal risparmio sul capitolo giustizia, oltre che dalla creazione di migliaia di posti di lavoro nel settore. A tutto questo, inoltre, va aggiunto un controllo costante del prodotto, con la qualità garantita dallo Stato che, così facendo, spazzerebbe via uno dei business più fruttiferi della criminalità organizzata.

Dunque, se non ora quando? Questo Governo, dopo aver emesso una manovra finanziaria che porta, nei suoi articoli, una grande dote progressista, confermerà questa strada portando avanti il progetto della legalizzazione della cannabis?

Nella passata legislatura, il ddl cannabis approdò in aula grazie alla caparbietà della sinistra radicale, che  lo riuscì a calendarizzare, grazie allo spazio riservato alle apposizioni, nei lavori della Camera. Il disegno di legge era sostenuto da un intergruppo parlamentare che contava alla Camera 87 membri del M5s e 85 del PD, oltre a tutti i Deputati della sinistra. Quando, però, il testo approdò in aula, stampella fondamentale per i numeri del Governo Renzi era Angelino Alfano che seppellì il testo, rimandandolo in commissione, con migliaia di emendamenti.

Oggi Alfano è solo un brutto ricordo, Renzi è diventato così di piccolo da far la parte del “can che abbaia non morde” e i tre gruppi politici che sostenevano la proposta sono al Governo del paese. Al netto degli studi scientifici che ritengono la cannabis non pericolosa per l’uomo, in Italia è forse arrivato il cosiddetto momento “di piantarla”?

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Vittorio Crispino

Nato a Torre del Greco. Laurea magistrale in Scienze della Politica presso l'Università "La Sapienza".

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