Il mistero di Kim Jong-un, il dittatore “fantasma”

Da quando lo scorso 15 aprile il dittatore della Repubblica popolare della Corea del Nord, Kim Jong-un, non ha preso parte alla commemorazione del 108° compleanno del suo defunto nonno, Kim Il Sung, venerato come un santo, gli osservatori internazionali hanno iniziato a fare congetture e ipotesi.

Un fatto del genere è completamente nuovo nello stato coreano. Infatti, l’attuale dittatore mai aveva mancato un appuntamento cosi importante per il paese. Da lì, tutta una serie di ipotesi ha preso il largo: quella di un’operazione a cuore aperto o di uno stato comatoso irreversibile del dittatore con il presunto invio di un equipe di 50 medici e specialisti da parte della Cina,fino alle voci sulla sua presunta morte, nonché di un isolamento volontario per evitare il contagio da Covid19.

Una vicenda che ha “interessato” i servizi segreti di tutto il mondo. Dopo tutte queste congetture, e dopo il peso delle polemiche a livello internazionale, la tv pubblica nordcoreana Kctv ha diffuso le immagini della prima riapparizione pubblica del leader coreano dopo tre settimane di mistero, per inaugurare una fabbrica di fertilizzanti.

Nelle immagini appare Kim Jong-un e alcuni elementi di spicco del regime. Il dittatore come da rituale taglia un nastro, sorride e si lancia in dichiarazioni di felicità e prosperità per la nazione. Questa inconsueta apparizione ha, di fatto, alimentato ancor di più i dubbi intorno al leader coreano.

In piena emergenza covid19, nessuno tra Kim Jong-un e i suoi collaboratori indossava la mascherina, che ormai impazza in tutto il mondo. Proprio su questo punto si aprono due nuove congetture. La prima è che il video non fosse recente, e sia stato trasmesso in tv solo per calmare le acque. L’altra è che l’assenza di protezioni potrebbe essere legata alle notizie sui contagi nel paese che, da fonti ufficiali coreane, non ha registrato casi di coronavirus, e il non indossare la mascherina protettiva potrebbe servire ad alimentare tra la popolazione questa narrazione. La Corea, però, è un regime autoritario, dove trapela poco o nulla e dove quasi mai le notizie possono essere verificate.

Inoltre, nelle ultime ore fa rumore un’altra assenza ufficiale di Kim, sostituito dal ministro degli Esteri Ri- Yong-ho, in occasione della consegna della medaglia da parte dell’ambasciatore russo Aleksandr Matsegora, per il contributo del paese dei soldati sovietici morti nel 1945 durante la liberazione della Corea.

Ma perché è tanto difficile conoscere la verità su Kim Jon-un?

I motivi sono molteplici. Innanzitutto, la Corea del Nord non è uno stato democratico, tutt’altro. È uno stato autoritario dove un unico partito, il Partito del Lavoro della Corea, detiene tutto il potere e gli altri, pochi, partiti sono marginali ed ininfluenti per il regime di Pyongyang.

Il dittatore è il capo indiscusso del partito, eletto a vita come Capo di Stato, Presidente del Partito e Capo delle Forze Armate. Un regime dittatoriale a tutti gli effetti, dove la libertà di stampa non esiste, dove gli organi d’informazione sono quelli gestiti dal potere, dove la propaganda e la comunicazione è alla base del consenso. Ma soprattutto, la Corea ha una peculiarità più unica che rara e che riguarda il metodo di “scelta” del dittatore. Infatti, parliamo di una dittatura che ha tramandato, fino ad oggi, il potere per eredità, proprio come accade nei regimi monarchici.

Il potere di guidare lo Stato, infatti è passato dal nonno dell’attuale dittatore, il fondatore dello stato Kim Il Sung, al padre Kim Jong-Il che a sua volta l’ha tramandato al figlio, e attuale dittatore, Kim Jong-un. Questa successione è un fatto eccezionale per i regimi non democratici nel mondo contemporaneo.

I sistemi autoritari quanto quelli totalitari si fondano sul leader e sulla sua capacità carismatica che l’ha portato al potere e la morte, o la perdita della capacità di guida del paese, in genere coincide o con un passaggio ad un regime democratico o con una guerra per la successione, che porta a un nuovo regime non democratico che cancella, fisicamente, tutti quelli che sono stati i più stretti collaboratori del regime appena tramontato.

Esempi sono state le dittature europee del 900, che si sono sfaldate (per fortuna) con la morte dei rispettivi
leader. Cosi è accaduto per il fascismo in Italia, il nazismo in Germania ed il franchismo in Spagna, tutti regimi che non sono sopravvissuti alla morte dei propri leader. Un altro esempio, più datato storicamente, è la dittatura di Cromwell che nel 1653 si autoproclamò Lord protettore del Commonwealth of England e che, prima di morire, per legge decise che il suo potere sarebbe stato tramandato al figlio Richard, il quale riuscì a mantenere tale potere solo per pochi mesi, prima di dover abbandonare l’isola britannica.

Nell’URSS, invece, Stalin dovette aprire una guerra fratricida per succedere a Lenin, mentre dopo di lui la detenzione del potere è cambiata, passando da un potere di tipo carismatico ad uno di tipo razionale-legale, con l’eletto a capo del PCUS a capo del paese, ma mai nel regime sovietico il potere è passato di padre il figlio.

Il punto fondamentale, in caso di ipotetica “impossibilità” di continuare la propria dittatura, da parte di Kim Jong-un, si basa su tre capisaldi: potere, regime statale e mantenimento dello status quo. Un’ipotetica ed improvvisa morte del dittatore, in un momento del genere, potrebbe essere un elemento di destabilizzazione sia interno che esterno, causando ingenti danni ad un paese già arretrato.

La Corea, infatti, si ritroverebbe di colpo senza il proprio leader e, per la prima volta, con una donna nel ruolo della dittatrice, Kim Yo-Jong sorella di Kim, dato che nessun figlio dell’attuale numero 1 coreano, per età anagrafica, potrebbe succedergli.

Dunque, senza eccedere in complottismo, va considerata l’ipotesi che Kim Jong-un potrebbe essere effettivamente morto, o impossibilitato ad esercitare la sua leadership, ma con un annuncio rinviato a quando tutti i tasselli per la successione, e per la guida del paese, si siano allineati. La comunicazione della morte del leader, infatti, rischierebbe di aprire una fase d’incertezza che potrebbe portare al rovesciamento del regime sia da forze interne che da forze esterne.

Certo, tutto questo fa parte delle ipotesi, ma un dubbio resta: perché un dittatore non pone fine a tante congetture internazionali, intervenendo a reti unificate dalla sua abitazione?

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Vittorio Crispino

Nato a Torre del Greco. Laurea magistrale in Scienze della Politica presso l'Università "La Sapienza".

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