Lega (Nord) e Lombardia: una bugia lunga 30anni

Per anni ci hanno raccontato che la Lombardia era il modello perfetto, quasi come se fosse l’idealtipo. Ci hanno venduto il modello Lombardia come il migliore, non solo dello stivale, ma dell’Europa intera. Chi per anni ci ha propinato questo schema erano gli stessi venditori, come nel proverbio napoletano in cui si chiede al venditore d’acqua se sia fresca e logicamente per il venditore era sempre freschissima, così la Lega Nord per anni si è autoincensata e si è elevata detentrice europea di un sistema sanitario – ma più in generale amministrativo – che non temesse confronti.

Ce lo hanno raccontato come se poi ripetendo all’infinto e diffondendo un concetto all’interno di un tessuto sociale questo diventasse vero, al netto della realtà. Non è vero ciò che è vero, è vero ciò che sembra e che pensa la maggioranza delle persone, concetto di Pirandelliana memoria.

E sulla scorta di questo castello di sabbia crollato alla prima onda, per 3 decenni – prima della svolta nazionalista – hanno avanzato le più svariate pretese: prima era la secessione del nord, rispetto alla “zavorra del sud” la secessione che era la pietra miliare dello statuto della Lega Nord targata Bossi, poi ci hanno raccontato che Roma era ladrona, che i soldi del nord erano inviati al sud e sperperati dai fannulloni napoletani e quindi hanno avanzato pretese di maggiore autonomia finanziaria, hanno invocato la Costituzione come grimaldello per accedere all’autonomia differenziata.

Poi tanto tuonò che piovve è arrivato il maledetto covid-19 e dunque tutto è cambiato, la Lombardia ha pagato un pezzo altissimo in termini di vittime, donne e uomini che hanno lasciato la propria casa per non farvi più ritorno.

“All’apparir del vero, tu misera cadesti”, scriveva Leopardi, di fatto al primo vero banco di prova l’impero è caduto e dunque, in un regime democratico c’è qualcuno che inizia a fare domande ed a indagare. Quel qualcuno si è materializzato, i tanti morti che ancora stiamo piangendo meritano una risposta e così sarà, perché “c’è un giudice a Berlino” anzi a Bergamo.

I due protagonisti della gestione della crisi da Covid19 – Gallera e Fontana – sono stati convocati dai PM di Bergamo che si sono interrogati sul perché nessuno avesse creato le zone rosse ad Alzano Lombardo e Nembro. I nostri “eroi” leghisiti non si sono persi d’animo, si sono spogliati di tutti i panni da primi della classe, hanno fatto un bagno d’umiltà e si sono rimangiati 30 anni di battaglia autonomista ribadendo ai PM concetti semplici, dicendo che non sapevano fosse nelle loro prerogative istituire le zone rosse e che era compito del Governo centrale.

Oltre il danno – dunque – la beffa, una vita a demolire l’istituzione centrale e due mesi per scarica tutte le colpe sullo stesso: nasci da incendiario, muori da pompiere. Questo ha avuto una conseguenza semplice, i PM hanno convocato il Presidente Conte ed i Ministri Speranza e Lamorgese, i tre membri del Governo non si sono certo tirati in dietro e risponderanno in maniera serena a tutte le domande dei PM, ma ciò che è certo è che il Governo ha fatto tutto per fermare il vento con le mani e ha messo nelle condizioni di chiudere i due comuni la Lombardia inviando 250 uomini delle forze dell’ordine.

Certo dai “primi della classe” ci si aspettava qualcosa in più, ci si aspettava che conoscessero almeno le basi, invece si sono persi la prima lezione per chi Governa una regione, quel articolo 32 della legge che istituì in SSN nel 1978 e che recita che in materia di sanità pubblica “sono emesse dal presidente della giunta regionale e dal sindaco ordinanze di carattere contingibile ed urgente, con efficacia estesa rispettivamente alla regione o a parte del suo territorio comprendente più comuni e al territorio comunale”.

Non sta a noi giudicare le responsabilità giuridiche di chi è a capo degli organi elettivi della Repubblica, alla magistratura spetta questo arduo compito, ma verso noi cittadini queste persone hanno l’obbligo di accountability, siamo noi a giudicare sul piano politico le scelte fatte in questi mesi, poi c’è l’opinione che si formerà nel tempo, quella terrà conto dei fatti nel complesso generale e sarà consegnata alla storia: ai posteri l’ardua sentenza.

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Vittorio Crispino

Nato a Torre del Greco. Laurea magistrale in Scienze della Politica presso l'Università "La Sapienza".

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