Recovery fund, diamo a Conte quel che è di Conte ma non è finita

Che il Covid 19 abbia stravolto il mondo, questo era chiara già da tempo. Ma che fosse capace di far cadere alcuni di quei totem che sembravano inscalfibili, questo no. Nessuno l’avrebbe immaginato. L’Europa ha battuto una serie di colpi micidiali agli euroscettici e nazionalisti da far accapponare la pelle. Colpi talmente duri che timidamente ha dovuto riconoscere il grande cambio di passo anche la ultra sovranista Giorgia Meloni. Non solo sono caduti i vincoli di bilancio – già da alcuni mesi – in questi giorni registriamo un fatto eccezionale: l’accordo siglato dal Governo italiano sul recovery fund è un fatto nuovo, inimmaginabile e di una portata storica incredibile fino a qualche mese fa.

Con questo accordo non solo nei prossimi anni il Governo sarà inondato da una pioggia di miliardi – più di 200, di cui circa 80 a fondo perduto – ma si apre una fase totalmente nuova, la fase della solidarietà europea. Infatti, dopo 4 giorni estenuanti di trattative con i paesi “frugali” che volevano a tutti i costi strappare vincoli stringenti per i paesi in difficoltà (Italia e Spagna su tutti) il blocco mediterraneo ha retto, Rutte – il Primo Ministro olandese – si è dovuto arrendere dinanzi alla caparbietà e alla determinazione della delegazione del Governo italiano in quel di Bruxelles.

La cancelliera Merkel deve aver avuto negli occhi quanto accaduto – anche e soprattutto a causa sua – nel post crisi del 2012, quando l’Europa rispose alla crisi con l’austerity generando ulteriore povertà, sofferenza sociale e sentimento antieuropeista: Italia, Spagna e Grecia docet!

E dato che errare humanum est, perseverare autem diabolicum, questa volta l’Europa prova a imparare dai suoi stessi errori.

Ed è così che oggi possiamo parlare di un patto storico, che mette da parte la rigidità dei paesi del nord da un lato e il sovranismo della chiusura in sé stessi dall’altro. Oggi vince un pensiero critico europeo, vince un’altra Europa, vince l’Europa dei popoli e della solidarietà, vince l’Europa riformista e progressista: quella teorizzata da Tsipras, portata avanti da Podemos, caldeggiata dalla sinistra in Italia. Vince quel progetto europeo che ha i piedi ben saldi nell’Unione Europea, ma che non si arrende ad abbassare il capo dinanzi a diktat, burocrazia e vincoli incomprensibili.

Ora la sfida è cogliere questa occasione e metterla a sistema, sfruttare questo incredibile afflusso di danari e fare dell’Italia un posto migliore. Un posto dove alla prima pioggia non cadano giù le montagne, dove i ponti siano messi in sicurezza, dove la rivoluzione ambientale arrivi prima che altrove, dove le infrastrutture siano al servizio dei cittadini e non solo su carta come appalti ad alimentare l’enorme giro della italica corruzione. Il nostro Governo – gliene va dato atto – ha portato a casa un risultato stratosferico e Conte ha compiuto un mezzo capolavoro, ora questo capolavoro va finito. Servono piani seri, all’altezza delle aspettative della nostra nazione.

avatar

Vittorio Crispino

Nato a Torre del Greco. Laurea magistrale in Scienze della Politica presso l'Università "La Sapienza".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *