Storie di Camorre – Dario Scherillo, vittima innocente di Camorra

Lunedì 6 dicembre 2004, Casavatore. Sono circa le 20:30 ed un giovane sta percorrendo via Segre in sella alla sua moto. D’improvviso ecco il rumore di una moto in lontananza che si avvicina, il rombo del motore che si fa più forte ed un rumore sordo, poi un altro ed un altro ancora. Se vi siete mai chiesti come possa morire un 26enne, questa è una delle tante risposte che potrete sentirvi dare. Questa è la storia di Dario Scherillo. La sua colpa? Nessuna.

Perché a volte, più spesso di quanto si immagini, si viene ammazzati così, senza un vero motivo. Magari si sta passeggiando in una strada che salta in aria, oppure si sta svolgendo il proprio lavoro in maniera troppo ligia o, addirittura, semplicemente si somiglia a qualcun altro. Come Dario. Ammazzato per errore durante la faida tra i Di Lauro e gli Scissionisti.

A distanza di quasi 16 anni, Dario Scherillo non ha ancora avuto giustizia. Il GIP del tribunale di Napoli, infatti, nonostante diverse testimonianze e le dichiarazioni di alcuni pentiti, ha disposto l’archiviazione delle indagini.

Questa è solo una delle tante “Storie di camorre” ed a raccontarla, in esclusiva a StabiaPost.it, è Pasquale Scherillo, fratello di Dario: vittima innocente di camorra.

Associazione Dario Scherillo - La solidarietà è vitaDario – “Dario era un ragazzo semplicissimo di 26 anni che iniziava a realizzare i suoi sogni. Nell’ottobre 2004, infatti, dopo tanti anni di gavetta, aprimmo insieme una nostra “Scuola guida”. Il coronamento di tanti sacrifici che per lui, fidanzato da otto anni, voleva dire anche poter finalmente progettare il futuro con la ragazza che amava. Inoltre, era un grande tifoso del Napoli e, insieme a me, era abbonato nei distinti quell’anno. Dario non è un eroe, ma un martire di Camorra. Ci sono tante altre persone, come magistrati o giornalisti, che hanno deciso di combattere il fenomeno e quelli sono eroi. Il rammarico, è che questi non sapevano che i carnefici, in alcuni casi, si nascondevano dalla loro parte”.

L’ultimo ricordo – “L’ultimo ricordo che ho di lui risale a quella sera. Chiudemmo insieme la scuola guida. Lui era in motorino ed io in auto. Lo salutai con un cenno della testa, dicendogli “ci vediamo a casa”. Lui, però, mi rispose che prima di tornare doveva provare a rintracciare un ragazzo che doveva sostenere l’esame di guida il giorno successivo, e che non riuscivamo a contattare. In quel momento lì, le nostre strade si divisero. A pensarci, non averlo accompagnato rappresenta per me quasi un senso di colpa”.

La notizia – “La notizia l’appresi dai carabinieri. Bussarono a casa nostra e noi aprimmo pensando fosse Dario, ma non era così. Iniziarono a farci delle domande strane e capimmo che qualcosa non andava. Dopo un po’, ci facemmo coraggio e ponemmo loro una domanda secca. Non vi fu bisogno di risposta, bastarono gli occhi lucidi di uno dei carabinieri per farci capire. Avremmo potuto immaginare di tutto, ad un incidente o a tante altre cose, ma non quello”.

La forza di andare avanti – “La mia forza è nata dal voler dare un senso a tutto quello, alla sua vita. Non ucciderlo una seconda volta. Finché parleremo di lui, della sua storia, allora Dario non sarà morto invano. L’obiettivo è salvare anche un solo ragazzo attraverso il mio impegno in questa lotta. Questa è la mia forza: la speranza di far capire ai ragazzi da che parte stare”.

L’eredità di Dario – “Mio fratello mi ha lasciato la consapevolezza che la Camorra, le mafie, sono responsabilità comune. Prima di quella sera, facevo l’errore comune a tante persone di dire “finché faccio il mio corso, senza crearle problemi, la malavita non è un problema mio”. Ecco, Dario mi ha lasciato in eredità l’impegno di far cambiare questa mentalità, specialmente ai ragazzi. Noi, quotidianamente conviviamo in silenzio con questi fenomeni, ma non possiamo far finta che non ci sono. Dobbiamo avere il coraggio di dire no, di denunciare. La cosa più brutta che possiamo fare è abituarci alla presenza di questo fenomeno nelle nostre vite”.

Associazione “Dario Scherillo – La solidarietà è vita” – “Nelle scuole, il mio impegno, è portare ai giovani la memoria di tante vittime, non solo di Dario. Attraverso quella, provo a far capire che la mentalità camorristica deve esser sconfitta. Mi batto molto anche sul tema bullismo che, per larghi versi, è un comportamento simile a quello applicato dalle mafie. Io non faccio guerra alla Camorra, perché non mi abbasso al suo livello. Mi limito a raccontarla perché contro una penna che scrive, contro una bocca che racconta, non può fare nulla se non aver paura”.

Associazione Dario Scherillo - La solidarietà è vita

Sostegno dalle istituzioni – “Inizialmente non ho trovato sostegno da parte delle istituzioni. Al funerale eravamo in 3000 ed eravamo soli. Non c’era sindaco di Napoli, non c’era quello di Casavatore, non c’erano neanche i vigili per far defluire il traffico. Dopo, poi, hanno provato a rimediare a queste mancanze. Anche dalle istituzioni più importanti abbiamo ricevuto spesso porte in faccia. Dario, va detto, è tra i pochi fortunati ad esser riconosciuto come vittima innocente di Camorra. A tanti, infatti, è uno status che è stato negato. Sotto questo punto di vista, ci sono leggi assurde ed ostacoli burocratici che invece di aiutare i familiari delle vittime li danneggiano, arrivando a negare anche aiuti economici dovuti. Spesso, ci aiutiamo tra di noi”.

Abbandonato dallo Stato – “Purtroppo, sì. Mi sono sentito abbandonato dallo Stato. Vedere una vedova di una vittima innocente di Camorra che, dopo aver perso il marito, e quindi la sua fonte di sostentamento, deve elemosinare la spesa per dar da mangiare la figlia è assurdo. Non dovrebbe essere così”.

L’archiviazione delle indagini – “Credo sia assurdo l’archiviazione dell’indagine. Dario ScherilloNoi, 16 anni dopo, non abbiamo ancora ottenuto giustizia nonostante ci siano tutti i presupposti per averla. Ci sono i testimoni che hanno visto i fatti, che hanno testimoniato e fatto i nomi e cognomi di mandanti ed esecutori. Archiviare l’indagine, vuol dire archiviare la storia di un ragazzo vittima innocente di Camorra ed archiviare il nostro impegno”.

La redazione di StabiaPost.it ringrazia Pasquale Scherillo per la disponibilità, e con lui tutti coloro che portano avanti il ricordo delle tante vittime di camorra.
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Antonio Di Martino

Nato a Castellammare di Stabia. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Campania, dal 2015 inizio il mio percorso di collaborazione con diverse testate giornalistiche e radiofoniche. Dal 2019 sono direttore di ZonaCalcio.net e dal 2020 collaboro con StabiaPost.it.

Un pensiero riguardo “Storie di Camorre – Dario Scherillo, vittima innocente di Camorra

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    27/04/2020 in 09:48
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    Vorrei esprimere la mia vicinanza a Pasquale e a tutti coloro che, come lui, portano avanti l’importantissima battaglia contro la camorra e tutte le mafie. Grazie per quello che fate. Grazie a voi l’Italia è e sarà sempre di più un Paese migliore. E grazie anche ai giornalisti come Antonio, che danno voce a queste persone e a queste storie.

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