Storie di Camorre – Marcello Torre, il Sindaco Gentile

Spesso si passa la vita con la testa china e accettando il compromesso del silenzio pur di “star tranquilli“. Lo si fa per paura, non per cattiveria, ma questo non ci rende meno colpevoli. Perché l’omertà non è un alibi, non è una giustificazione. Anzi, far finta di niente, spesso, vuol dire uccidere chi è già morto, calpestandone il ricordo e l’impegno. Far finta di niente vuol dire rendere vane le vite di uomini come Marcello Torre, avvocato e sindaco di Pagani ammazzato dalla NCO l’11 dicembre 1980 per non aver chinato la testa, per non averla voltata dall’altra parte.

Sono i giorni del terremoto dell’Irpinia, in Campania la Camorra, guidata da Raffaele Cutolo, ha fiutato l’affare della ricostruzione e si attiva fin da subito per controllare il tutto. Anche la città in provincia di Salerno viene colpita dal sisma, e il primo cittadino fin da subito intuisce il rischio dello sciacallaggio sulle vite umane da parte della malavita. fin dalle prime ore si batte affinché Pagani riceva l’aiuto di cui ha bisogno, schierandosi a difesa degli ultimi, come sempre aveva fatto nella sua attività professionale e politica.

“Non siamo l’Africa. Abbiamo bisogno di tecnici per far rientrare i cittadini delle case, non di soldi e beni di prima necessità”.
Marcello Torre

Un uomo retto, onesto, che non voltava il capo dall’altra parte e che si opponeva agli interessi camorristici, e che per questo è stato ammazzato.

Questa è solo una delle tante “Storie di camorre” ed a raccontarla, in esclusiva a StabiaPost.it, è Annamaria Torre, figlia di Marcello, che in questi anni ha portato avanti l’impegno civile del padre. Ecco le sue parole.

Marcello Torre – “Io ho avuto modo di vivere Marcello Torre padre. La mia tenera età, quando è venuto a mancare, ha fatto in modo che io conoscessi di persona solo la sfera privata di mio padre. La sua grandezza professionale e politica l’ho scoperta dopo, attraverso gli amici ed i documenti. Sembra un paradosso ma è la verità. Tutto il suo impegno in ambito lavorativo e politico, come la costruzione del Liceo Scientifico di Pagani o dello stadio comunale a lui intitolato, in casa non entrava. Una volta entrato tra le mura domestiche, si svestiva della toga e faceva il padre. Un comportamento, il suo, volto anche a proteggerci”.

Marcello Torre

“Papà sapeva di morire” – “Papà, in una lettera datata maggio 1980, che io definisco una ‘lettera-testamento’ già denunciava quello che poi sarebbe avvenuto. Una frase significativa di quegli scritti, che racconta anche la rettitudine di mio padre, è “ponete il mio studio a disposizione degli inquirenti”. Un modo, il suo, per dire “non ho nulla da nascondere”. È stata una sorta di auto-difesa postuma. Lui, quando è rientrato attivamente in politica, sapeva il rischio che correva, sapeva di morire. Infatti, 6 mesi prima del suo barbaro omicidio, consegnò questa lettera ad un suo caro amico, il giudice Santacroce, con il dovere di darla a noi familiari nel caso gli fosse accaduto qualcosa”.

La zona grigia – “L’omicidio di mio padre, e le relative indagini, hanno una zona grigia su cui ancora non si è fatta luce. Chi sa potrebbe ancora parlare e fare chiarezza. Quel periodo degli anni 80 ha un sacco di domande a cui ancora non sono state date tutte le dovute risposte. È in quel decennio che la Camorra passa da rurale ad imprenditoriale, come affermano diversi storici, tra cui Sales e Lamberti, e l’indagine di Carlo Alemi sul sequestro Cirillo e sui nuovi affari dei clan, che partirono già con la rimozione delle macerie. L’omicidio Marcello Torre va analizzato con una doppia chiave di lettura: non va considerato solo l’ambito camorristico ma anche quello della mala politica. Sottolineo mala politica perché non tutta la politica è corrotta, sarebbe semplicistico ed errato fare di tutta l’erba un fascio”.

Marcello TorrePreoccupazioni inascoltate – “Nonostante fosse un obiettivo sensibile, non ha mai ricevuto alcuna protezione. Lui parlò col dottore Ingala, allora commissario di pubblica sicurezza di Nocera, dicendogli di aver avuto pressioni, ma era un periodo storico profondamente diverso da quello odierno. Se oggi un amministratore denunciasse di aver subito pressioni, scatterebbero immediatamente le misure di protezione. Subito dopo il terremoto, papà chiese invano l’arrivo dell’esercito a Pagani, arrivato solo dopo il suo omicidio”.

La Camorra prolifera nelle disgrazie – “Il terremoto fu una grande emergenza, con la Camorra che ne approfittò per ampliare il proprio potere. Una situazione che si sta ripetendo oggi, in questa emergenza che stiamo vivendo a causa del Covid-19, con le mafie che, sfruttando alcune situazioni legate alla burocrazia dello Stato, stanno accrescendo il proprio potere attraverso attività come l’usura”.

Lucia Torre – “Nel 1982 ha fondato l’Associazione Marcello Torre insieme ad Amato Lamberti e Isaia Sales, e grazie all’aiuto di altri amici. Da quel momento, ogni anno assegniamo il Premio Nazionale per l’impegno civile “Marcello Torre”. Mia madre è stata un’antesignana. Una delle prime donne, se non la prima, ad esporsi in prima persona e a lottare per la verità. Io dico sempre che nella mia vita ho avuto due grandi esempi: lei è il mio esempio di forza e tenacia, mio padre mi ha trasmesso il suo credere nei valori, nelle istituzioni e nella Costituzione”.

Annamaria TorreL’eredità di Marcello Torre – “Siate sempre degni del mio sacrificio e del mio impegno civile”. Questa è l’eredità che mio padre mi ha lasciato. È stata dura da digerire, c’è voluto tempo, ma poi ho giurato di proseguire io il suo impegno, e lo faccio insieme a tanti altri familiari di vittime della mafia. Ognuno di noi ha avuto reazioni diverse e lo fa in maniera diversa, chi magari attraverso la politica e chi attraverso l’associazionismo. Io ho seguito la seconda strada, dapprima con l’Associazione Marcello Torre e poi facendo parte coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti delle mafie. Oggi rappresento per Libera la memoria nel provinciale di Salerno, perché la memoria è impegno, che non vuol dire solo ricordare i nostri familiari. La memoria deve essere da esempio per le nuove generazioni”.

Fratelli di doppio sangue – “È una frase, relativa al rapporto con gli altri familiari delle vittime innocenti di camorra, che mi venne di getto e che ha suscitato un clamore mediatico. Credo che tra noi vi sia un doppio legame di sangue: il primo costituito da quello versato dai nostri cari e il secondo è formato dal dolore che ci unisce”.

Il ricordo più bello – “Di ricordi belli, con mio padre, ce ne sono tanti. Papà, come detto, non faceva trapelare nulla di ciò che avveniva al di fuori delle mura domestiche. Era amorevole, pieno di attenzioni, non ci faceva mancare nulla. Abbiamo avuto un’infanzia felice, fatta di viaggi e di momenti belli. In casa era mamma il generale tra i due, quella che dettava le regole, che ci sgridava. Il ricordo più bello, per me, è il suo amore”.

Coronavirus e scarcerazioni – “Io confido sempre nella magistratura e negli inquirenti. C’è stata una falsa interpretazione, ma fortunatamente hanno preso provvedimenti. Lo Stato, se vuole, è più forte e può sconfiggere le mafie. Il mio sogno è, parafrasando una frase che si sente molto negli ultimi giorni, più che un’Italia Corona-free la vorrei mafie-free, come papà sognava una Pagani libera e civile in un’Italia libera e civile”.

La redazione di StabiaPost.it ringrazia Annamaria Torre per la disponibilità, e con lei tutti coloro che portano avanti il ricordo delle tante vittime di camorra.
avatar

Antonio Di Martino

Nato a Castellammare di Stabia. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Campania, dal 2015 inizio il mio percorso di collaborazione con diverse testate giornalistiche e radiofoniche. Dal 2019 sono direttore di ZonaCalcio.net e dal 2020 collaboro con StabiaPost.it.

Un pensiero riguardo “Storie di Camorre – Marcello Torre, il Sindaco Gentile

  • avatar
    04/05/2020 in 10:59
    Permalink

    Ci si commuove leggendo queste storie. Dovremmo essere tutti grati a figure come quella di Marcello Torre, al suo impegno civile per il progresso libero e democratico della nostra società. Soprattutto, è importante trasmettere queste storie ai più giovani. Qualcuno potrebbe avere la falsa sensazione che la criminalità organizzata sia un fenomeno del passato o che comunque non incida più di tanto sulle nostre vite. Non è così. Le mafie continuano ogni giorno ad uccidere la dignità dei cittadini. Grazie alla redazione di Stabia Post per averci raccontato la storia di Marcello Torre.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *